Il mondo di Daniela
      Diario di viaggio nell'arcipelago delle Sporadi    
   


Racconti di Viaggio

Diario di viaggio nelle Sporadi - 19/26 lug 2009
   
  LA PARTENZA
Teti cavalcava le onde del mare in groppa ad un delfino, senza veli e con i lunghissimi capelli al vento, raggiungeva una baia nascosta tra le rocce di un monte a strapiombo, tutto abbellito da una fittissima vegetazione e si riposava su una spiaggia dorata, baciata da acque color dello smeraldo. Qui avveniva il suo primo focoso incontro con Peleo e dal loro amore nasceva quel mito di Achille, che poteva avere le sembianze di Dimitri, il giovane bagnino che oggi, biondissimo e abbronzato, gestisce la spiaggia di Chrisi Milia. Sto parlando di una delle più suggestive e romantiche spiagge di Alonissos, la verde e selvaggia isola delle Sporadi, nel Mare Egeo, in Grecia.
Ma andiamo con ordine. Per questa estate 2009, ho scelto come destinazione Alonissos. Per affrontare questo viaggio, occorre munirsi di abbondante pazienza. Il tempo, da dedicare al raggiungimento di quest’isola, è lunghissimo. L’unico vantaggio è che si evita la levataccia mattutina. Infatti l’appuntamento è nel primo pomeriggio all’aeroporto di Verona, l’aereo parte alle 17. Un paio di amici mi vengono a prendere alle 11,30. Arrivati a Villafranca di Verona, ci concediamo un toast in un piccolo bar chiamato Giulietta e Romeo. Il bar è deserto, c’è solo un tipo talmente magro da sembrare anoressico, che esce dalla toilette e indossa una vistosa maglia color arancio con stivaletto a punta dello stesso colore. Raggiungiamo il parcheggio per lasciare l’auto e uno dei tecnici addetti alla custodia chiede la mail di conferma dell’agenzia, per poter parcheggiare l’auto. Ma quale mail? Quando abbiamo prenotato, ci è stata garantita la custodia dell’auto, non si è parlato di mail … Dopo qualche battibecco con i posteggiatori, parcheggiamo l’auto, nell’area custodita, ma scoperta. Speriamo solo che durante questa settimana non venga la grandine, ma non pensiamoci ora … Arriva il resto degli amici, che ha prenotato questo viaggio. C’è una coppia di ragazze, la più prosperosa delle quali, tutta vestita di nero, con piglio deciso, chiede una liberatoria al gestore del parcheggio, che attesti che lei gli ha consegnato le chiavi dell’auto lasciata in custodia. Il gestore impallidisce, ma dopo le insistenze della ragazza, le scribacchia qualcosa su un foglio. La ragazza decisa è Mirella e la sua amica si chiama Marta. Arrivano poi Luciano ed Elisa, con un set completo di valigie rosse e gli altri loro amici. Una navetta attende gli ultimi arrivati per riempirsi di turisti. I gestori di questo parcheggio veronese mi sembrano un po’ lenti, ma poi alla fine ci portano allegramente all’aeroporto “Valerio Catullo”, augurandoci buon viaggio. Che affollamento all’aeroporto, quanta gente! Ma ecco si individua la fila per il check in con destinazione Skiathos e Kos. Mi viene un po’ di nostalgia, pensando a Kos e alla mia vacanza dello scorso anno. Chissà come sarà invece Alonissos, quest’isola così piccola, praticamente scelta a caso, senza essermi preparata e senza aver avuto il tempo per studiare qualcosa? Mi abbandono all’idea che così sarà più bello scoprirne le bellezze e l’avventura del viaggio sarà ancora più vera. Ma ecco che il gruppo si sta completando. Devono arrivare ancora tre amiche di Verona. Eccole! Siamo tutti diretti allo stesso Villaggio Veraclub di Alonissos e la nostra esperienza parte proprio di qui. Ancora non ci attraversa minimamente l’idea di tutte le avventure che ci attenderanno. Sono le 17 e, puntuali, ci fanno salire su un aereo della Air Italy, un boing 737, tutto bianco e con arredi in verde smeraldo. Mi faccio il segno della croce e mi allaccio la cintura di sicurezza. L’avventura comincia, sono nelle mani di Dio e della mia fantasia. Raggiungeremo l’aeroporto di Skiathos, poi con una nave salperemo per Alonissos. Il comandante dell’aereo si chiama Silvio, non può sbagliare. Il volo da Verona a Skiathos dura un’ora e quaranta minuti. Il pomeriggio è sereno e non ci sono turbolenze, il viaggio nel cielo è tranquillo e piacevole. Monti e solchi e vette brulle si cominciano a vedere dalla quota. Pomeriggio sul cielo della Grecia. Mi vengono in mente le storie dei miti e della battaglie. Dove sono i guerrieri ateniesi e quelli spartani? “Elena Elena, amore mio …”. Oltre le nuvole, echeggia il grido di Paride. Sto volando verso la terra dei miti, sto volando alle origini della storia. E all’inizio di tutto c’è un gesto di follia e solo questo è amore. Come il mio per la Grecia, viscerale, costante, che ogni anno mi porta qui, sui suoi mari, sulle sue isole, come mi richiamasse una forza misteriosa, ancestrale, anche se assecondare il richiamo della Grecia, per me è dolce e inesorabile.
   
SUL TRAGHETTO PER ALONISSOS
C’è ancora luce quando scendiamo sull’isola di Skiathos e l’aeroporto è immerso nello splendore del sole, anche se qui siamo un’ora avanti, rispetto all’Italia. Il mare è calmo e c’è molta umidità. Ci attende un battello, vi trasciniamo sopra le valigie e poi partiamo. Il viaggio dura due ore, è fantastico, sembra di passare dentro il confine dell’orizzonte. Osservo il profilo dell’isola appena lasciata e delle altre piccole disabitate che la circondano. Il sole illumina le montagne con sfumature di rosa, che declinano all’arancio, passando per il viola. Un abile pittore non riuscirebbe a catturare, sulla tela, il sublime gioco di colori che si alternano in rapida sequenza, un concerto dolce e coinvolgente della natura. Un arcobaleno di luci si riflette sulle onde del mare, creando una melodia. Mi abbandono all’idea che sia la stessa da secoli, da quando i marinai del tempo narrato dai cantori, passavano giorni in mare, a faticare, ma restavano incantati la sera dallo stesso tramonto, che sto ammirando io. La montagna davanti ai miei occhi sembra trasfigurarsi, da verde diventa grigia, come un animale uniforme, che sembra addormentarsi sul mare. Il vento è lento e il battello lascia Skiathos e costeggia un’altra lunghissima isola: è Skopelos, mentre la notte sembra attardarsi a scendere, per consentire al mio sguardo di indugiare in tanta meraviglia. Sogno, sogno antico, che si perde in un universo remoto, ma ancora presente nei miei ricordi. Un universo di storie, senza tempo. Eroi, guerrieri, re, regine, madri e figli, nobili cantori della storia e del mito. Vi ascolto, qui, nella notte sull’Egeo, qui vi sento… Ora il rosso è il colore che tinge il grigio del cielo, come in un dipinto informale. Sono le ore 21 e il sole sta tramontando. Sembra allargarsi per abbracciare l’orizzonte e, con due braccia immense, tocca le estremità del mare, a destra e a sinistra, fin dove lo puoi percepire. E’ generoso il sole, ti saluta così, come un padre che ti accudisce e ti augura una notte serena. Perché domani, in un altro giorno, caldo, alto e rassicurante, lui ci sarà.
   
  IL VILLAGGIO E LA SPIAGGIA
Quando arrivo al Villaggio Veraclub è notte e il buio non mi consente di vedere il contesto, nel quale mi trovo. Il pullman che ci viene a prendere, una volta scesi dal battello al porto di Patitiri, viaggia per circa mezzora per una strada tutta in salita, senza illuminazione e senza cartelli visibili, i pochi, scritti solo in lingua greca, non consentono nessun orientamento. Arrivati al villaggio, ci fanno trovare una cena fredda, nella veranda all’aperto, immersa nel vento della sera. Nella notte, raggiungiamo ciascuno le stanze, rispettivamente assegnate e tutti sprofondiamo nelle braccia di Morfeo, senza esitazione. Ma la mattina dopo, aprendo le finestre, appare uno spettacolo paradisiaco. Una baia, tutta coperta da fitta vegetazione e adornata di fiori dai colori sgargianti, pareti di una montagna tutte ricoperte di pini e profumi intensi di erbe e piante, mai odorate. E poi laggiù, dopo una discesa ardita, il profilo del mare, smeraldino, brillante e una spiaggia bianchissima e vuota. La voglia di raggiungere quella spiaggia e di ammirare da vicino quel mare si impadronisce prepotentemente di me. Ma prima, una sana colazione. Emerge subito la fatica di raggiungere la veranda, dove si consumano i pasti; la mia stanza è a metà tra il ristorante e la spiaggia e devo fare una lunga salita davvero ripida. Quando poi la si comincia a percorrere per ben 3 o 4 volte al giorno, ci si accorge che il fiato viene allenato per bene e così le gambe e i glutei diventano di marmo. La location dove sorge il villaggio è meravigliosa, ma la struttura ricettiva è tutta dislocata sul fianco della montagna con molti gradini da salire e scendere. E’ un luogo idoneo a chi ha voglia di cavalcare l’avventura e non si lamenta della fatica quotidiana che occorre anche solo per andare a pranzo o a cena.
La spiaggia che allieta la baia si chiama Chrisi Milia ed è l’unica di tutta l’isola con la sabbia. Per raggiungerla si scendono molti gradini, ricavati in mezzo a una fitta vegetazione. La montagna è franata esattamente sotto al Villaggio, ma qui non c’è molta cura, nessuno si occupa di togliere i sassi franati o di proteggere il fianco, affinché questo problema non succeda ancora. Di conseguenza, la striscia di sabbia bianca si è ridotta moltissimo e nella realtà è molto più sottile di quella che appare nelle foto che hanno pubblicato in Internet. Dovrebbero prestare più cura, perché in questo modo la spiaggia riservata agli ospiti del Villaggio si riduce sempre più. Così alcuni amici scoprono un sentiero, davvero impervio, che porta al proseguimento di questa spiaggia e là trovo una bella fetta di sabbia, come piace a me. E’ sempre Chrisi Milia e qui la sabbia è colore dell’oro e il mare sembra fatto di smeraldi polverizzati. I boschi, tutto attorno alla baia, creano frescura e con i loro profumi rendono l’aria purissima e piena di energia. Di fronte alla spiaggia, emerge una piccola isola disabitata e deserta, che ospita solo animali, protetti, come tutti gli animali di Alonissos, che è un parco marino, con specie rare di piante e animali studiati da scienziati provenienti da tutto il mondo. Mi immergo finalmente in queste acque, la temperatura è frizzantina, ma il bagno rigenera e le onde rilassano. Il fondale di Chrisi Milia è sabbioso e l’acqua è talmente trasparente, che vedo il fondo, anche quando non tocco più. Mi accorgo allora che sono arrivata in un’isola particolare e sento che mi aspettano molte avventure. Per scegliere una vacanza su quest’isola occorre amare la natura, avere voglia di ricercare il silenzio, avere la costanza di camminare e far fatica, perché le spiagge più belle si raggiungono dopo aver disceso sentieri impervi e i paesini, sono tutti in montagna, a parte il porto di Patitiri.
Mentre mi sdraio a prendere il sole, sul lettino affittato da Dimitri, il bagnino biondo con i muscoli, che assomiglia all’Achille della mitologia, mi ritorna in mente tutta l’emozione del giorno prima. Per raggiungere Alonissos, il viaggio è stato lunghissimo. Ho preso l’aereo e ho raggiunto l’isola di Skiathos, l’unica delle Sporadi che ha l’aeroporto. Da qui ci hanno imbarcato su una nave e abbiamo percorso due ore di traversata sul mare Egeo. Con gli occhi chiusi, rivivo l’esperienza di un tragitto indimenticabile, al tramonto, con la luce del sole che si riflette sul mare rendendolo prima dorato, poi rosa e colorando le isole all’orizzonte di tonalità aranciate, fino a tramontare oltre gli scogli dell’orizzonte. Sei subito in balia della forza della natura in questo viaggio, perchè se il mare è calmo, la traversata è tranquilla, se invece il mare è un po’ mosso, senti lo stomaco che protesta e se poi il mare è molto agitato, rischi di dovere attendere, perchè non si parte se le condizioni climatiche non lo consentono. E allora cominci ad abbandonare ogni mania di organizzare il tuo tempo e lasci che sia il tempo a condurti in questa nuova affascinante avventura. Con gli occhi chiusi, rivedo l’isola di Skopelos e rivivo il momento magico, in cui il nostro accompagnatore ci ha segnalato la presenza di delfini. Li ho visti davvero, sono emersi a filo d’acqua, sono usciti dalle onde con un’acrobazia elegante, per poi tuffarsi sotto di nuovo. E’ uno spettacolo suggestivo, il delfino, nella luce del tramonto, ha una veste argentea e sembra divertirsi a prendere in giro i turisti che, in fondo, rimangono incantati dalle sue evoluzioni.
Per il resto, nel Villaggio ci sono i soliti animatori che propongono i soliti giochi, ma mi dispiace per loro, ma io mi godo il mio tempo, la mia tranquillità, la mia spiaggia dorata, il mio silenzio e questo mare smeraldino, che mai dimenticherò.
Sulla spiaggia di Chrisi Milia attendo il calare della sera, prima di salire per la doccia e la cena. Mi piace praticare yoga la sera, in riva al mare, il panorama è fantastico e la luce del tramonto è benefica per la mia pratica. Sulla sabbia le posizioni di equilibrio riescono bene. Respiro profondamente ed eseguo, con estrema lentezza, le posizioni del triangolo. Trikonasana, passaggio in Ardha Chandrasana, poi Virabhadrasana II, la posizione del guerriero. Concludo con tre Saluti al Sole eseguiti con piacere, collegando con armonia le asana in successione, come mi ha insegnato il maestro. Non mi curo della gente che ancora sosta sulla spiaggia, pratico in assoluto collegamento con me stessa, immersa nella bellezza assoluta di questa natura intatta e grandiosa. Terminata la mia pratica, mi si avvicina una signora sui cinquant’anni, dai capelli gialli e dallo sguardo cortese. Dice di aver riconosciuto il metodo della mia pratica yoga. Anche lei pratica lo yoga del maestro B.K.S. Iyengar. La donna si chiama Brigitte, è austriaca ed è ad Alonissos per frequentare un corso di aggiornamento di medicina omeopatica. Non sapevo di questa scuola, poi mi informo dal capo villaggio e scopro che, su quest’isola, crescono piante rarissime, che vengono studiate, per realizzarne medicamenti e prodotti omeopatici. Per questo è stata fondata un’Accademia internazionale di studi, frequentata da studiosi da tutto il mondo.
   
  LA CITTA’ ANTICA
Le fonti non sono chiare. Probabilmente “Alonissos” era il nome dell’isola deserta che sorge vicino all’attuale Alonissos e che ora si chiama Kira Panaghias. Nel 1836 il Ministero degli Interni della Grecia ha nominato tutte le isole dello Stato, allora neocostituito, e ha dato all’isola del mio soggiorno, il nome di Alonissos. Pare che nell’antichità si chiamasse invece Ikos, oppure Liadromia, Hiliodromia o anche Heliodromi. Insomma sul nome non ho letto dati certi. L’antica Alonissos però faceva parte dell’alleanza Atenea di Dilios (478 a.C.) e pagava le tasse ad Atene. I pirati conquistarono l’isola, che poi passò sotto il dominio di Filippo II di Macedonia, il quale ad un certo punto la cedette agli Ateniesi, i quali tuttavia, con orgoglio, rifiutarono l’offerta, dichiarando che l’isola era già sotto la dominazione ateniese. Insomma, la storia di Alonissos è un’altalena di alleanze e guerre, fino alla sua distruzione, ad opera di un sicario dei Macedoni. Non ci sono dunque ad Alonissos siti archeologici in evidenza, come trovai, ad esempio, a Creta, a Cipro, a Rodi, a Kos, nei miei passati viaggi in terre greche. L’amministrazione di Alonissos, assieme alle piccole isole che la contornano, fa parte della provincia di Skopelos.
La città antica da vedere ad Alonissos si chiama Chora, è stata costruita nel decimo secolo dopo Cristo, in posizione dominante, sulla cima della montagna, per proteggere l’isola dalle incursioni dei pirati. Le case sono realizzate con le rocce, l’una vicino all’altra, formando un muro che serviva a proteggerle dalle incursioni. Queste mura si sono mantenute fin nel Medioevo e oggi possiamo riconoscere l’entrata del vecchio castello e il palazzo del governatore, che vennero realizzati sotto la dominazione veneziana, che l’aveva conquistata nel 1204. In seguito, Alonissos cadde sotto la dominazione turca, fino all’annessione alla Grecia, nel secolo scorso.
La salita per raggiungere Chora è ardua, lungo l’unica strada che percorre tutta l’isola. Ma il panorama che si gode da lassù è strepitoso. Per lo più, le vecchie case sono state acquistate da tedeschi, nordici e americani, rimasti affascinati dall’isola e dal suo aspetto selvaggio e incontaminato. Fortunatamente Alonissos resta un paradiso per pochi, nel senso che non ho visto orde di turisti chiassosi e di giovani ubriachi, in cerca di facili emozioni e di alcool a basso prezzo. La gita a Chora è interessante. Pare che Alonissos fosse un’isola snob anche nell’epoca antica, infatti le famiglie ricche che si costruirono le case quassù, realizzarono la propria cappella di famiglia; per questo motivo, a Chora ci sono tantissime chiese e chiesette di differenti dimensioni, tutte bianche e azzurre, adornate da icone e immagini di Cristo e dei Santi. Ora qui a Chora ci sono pochissimi abitanti locali, che si occupano di gestire le taverne, i bar e i negozietti di souvenir per i turisti. A Chora non c’è nulla, oltre le case coloratissime, viola, rosa e azzurro. Solo taverne, bar e negozietti di collane e magliette. Appoggiati al muro di una taverna, per godersi il fresco, due anziani sorseggiano un ouzo gelato e non si curano dei turisti che si addentrano lungo le stradine, scattando foto a profusione. Da lassù, la vista è incantevole, si ammira la montagna che è piena di boschi di pino e spiagge che si aprono, dentro la montagna che si spacca. La ragazza che ci guida chiarisce che Alonissos è così verde, perché sotto la terra scorrono sorgenti d’acqua. In effetti si vedono, a volte, rigagnoli che emergono dalla strada ed è tutto molto suggestivo. Lungo il tragitto, tornando al villaggio, passiamo davanti all’Accademia di omeopatia, proprio quella che sta frequentando Brigitte, la dottoressa austriaca incontrata sulla spiaggia di Chisi Milia.
   
  LEFTO’ GHIALOS E KOKKINOKASTRO
Al villaggio noleggiano motorini e auto per poter girare in libertà l’isola di Alonissos. Meglio l’auto, perché le strade, a volte, sono sterrate e a picco sul mare, per cui lo scooter è un po’ pericoloso, anche perché, da un momento all’altro, sbucano capre sulla strada e fanno sbandare. L’unica che, imperterrita, ogni mattina parte con il suo motorino, da sola, a cercare nuovi scorci sull’isola, è Giulia, veronese, una donna davvero indipendente. Lei è sempre preparata su tutto, conosce tutti i posti, ha girato mezzo mondo e non si capisce come, ma ha sempre tutto con sé, creme, cremine, cartine, piantine, consigli, suggerimenti. Giulia parla, parla, parla continuamente ed è sempre al centro dell’attenzione. Fa solo colazione, poi la ritrovi la sera a cena, dove ti riempie la testa dei suoi racconti e dei confronti con le terre e le isole visitate l’anno addietro, perché lei è stata ovunque, lei gira il mondo, da sempre. E va bene, l’ascolto, ma io preferisco noleggiare l’auto. E’ fantastico percorrere la montagna, scoprendo panorami mozzafiato.
Ci fermiamo a Leftò Ghialos, una bellissima spiaggia di sassi, dove il greco Leon ha costruito una verdissima veranda per proteggere dal sole i clienti della sua taverna. Qui vengono affittati anche i lettini, per non distendersi spartanamente sui sassi. In ogni caso, per venire ad Alonissos, occorre tassativamente munirsi di scarpe per fare in bagno in spiagge scogliose. L’acqua del mare a Leftò Ghialos è trasparentissima e il vento mitiga la forte calura mediterranea. Le due amiche già incontrate all’aeroporto di Verona, che alloggiano nel mio stesso villaggio, Marta e Mirella, hanno preso un taxi e sono già qui dalle 9 di mattina. Che mattiniere! Non hanno le scarpe per entrare nel mare ghiaioso, io sì, le avevo acquistate lo scorso anno a Kos, dove sono pochissime le spiagge con la sabbia e così mi proteggo i piedi. Marta è un’appassionata escursionista, biologa ed è venuta ad Alonissos per ammirare le specie animali e gli insetti, ha deciso di andare a visitare l’isola deserta di Kira Panaghias, per cercare di vedere la foca monaca, che è una specie protetta e si riproduce qui ad Alonissos. Mirella, molto prosperosa, simpaticissima e loquace, è una manager di Trento di una famosa impresa che produce prodotti per l’infanzia. Parliamo di psicologia e di comunicazione e mi trovo subito in sintonia con lei. Ci sente parlare in Italiano e subito si insinua nella conversazione una donna bionda sui quarant’anni, dalla pelle chiarissima. E’ greca, nativa di Atene, si chiama Christianna, ha studiato a Genova per anni, è infermiera. Le piace poter parlare con Italiani, così tiene in allenamento la lingua studiata, che peraltro le piace molto. Chiacchieriamo di viaggi, di siti, di segni zodiacali, di uomini e di relazioni perfette o quasi. Ridendo e scherzando, la mattina passa in allegria, allietata da continui bagni, dentro un mare che ti accoglie con acque spumeggianti e pulitissime. Salutiamo Christianna, che soggiorna qui ad Alonissos in una pensione a Patitiri assieme alla sorella, e ce ne torniamo al nostro villaggio per il pranzo. Dalle 14 alle 16 la temperatura è così elevata, che ti toglie le forze. In vacanza è dolce assecondare la voglia di riposo e il desiderio di non fare nulla. La camera del bungalow, dove dormo, è refrigerata, così mi concedo un pisolino all’ombra e al buio.
Nel pomeriggio, raggiungiamo un’altra spiaggia che ci regala nuove emozioni: Kokkinokastro. Si deve lasciare l’auto sulla strada, là dove poi comincia una lunga discesa di sassi, tutta in mezzo ad una fitta vegetazione di piante dalle forme e dai profumi sempre più intensi. A mano a mano che si scende, si resta abbagliati dal rosso di rocce che brillano sotto il caldissimo sole del pomeriggio. Kokkinokastro è una spiaggia di bellezza sublime, tutta primitiva, di sottili ciottoli che declinano nell’acqua del mare colore dello smeraldo. La roccia della montagna, tutta attorno, forma una sorta di corolla alle spalle della spiaggia, ed è coperta di pini e un concerto intenso di cicale e grilli culla il mio stupore. Al lato sinistro della spiaggia, la roccia diventa rossa e si specchia, per metri, sotto il velo dell’acqua trasparente. Al lato destro, ci sono i resti di antiche mura. Forse qui sorgeva un castello a difesa della sicurezza dell’approdo, o forse sono i resti della leggendaria città antica di Ikos, poi sprofondata. Chi ha la passione per le immersioni, dice che sotto qualche metro nel mare qui a Kokkinokastro, si vede il perimetro di quella che doveva essere una città. Fantastico sognare su questa città sprofondata e mi ricordo di Atlantide, narrata da Platone e cercata da tutti … Dimitri, il solito bagnino greco (tutti i bagnini greci si chiamo Dimitri …) ha portato qua un po’ di lettini, perché sdraiarsi sui sassi è da veri teutonici. Così noleggio un comodo lettino per prendere il sole. E così Dimitri ha fatto il business, concedendo relax ai turisti che, incantati, vogliono godersi qualche ora di meravigliosa pace in questo paradiso. Di fronte a Kokkinokastro sorge un’isola, che dista circa un chilometro dalla spiaggia. Ha la forma di un cagnone addormentato sull’acqua e pietrificato. Ci sono nordici che indossano la maschera e le pinne e, a nuoto, lo raggiungono. Qua ritrovo Brigitte, la dottoressa austriaca, che studia all’Accademia di omeopatia di Alonissos. “Do you remember me?”. E come potrei dimenticarla? Mi dice che gli studi proseguono con piacere, le piante che sorgono qua sull’isola sono rare e benefiche. Ma poi la saluto e vado a farmi un tuffo, Poseidone, il Dio del mare mi sta facendo una corte assidua e non riesco più a resistere alle sue insistenti lusinghe … Mi abbandono al suo abbraccio che placa calura e stanchezza e ridona vigore al cuore e alle membra. Ma ecco che, statuario e possente, dalle acque emerge un giovane uomo, con la maschera. Con una lentezza biblica, se la sfila dal viso e con sublime voluttà, abbandona le membra, stanche dalla nuotata, sdraiandosi sul bagnasciuga, incurante dei sassi, prestante e coraggioso. Lo guardo stupita. Assomiglia in modo impressionante … ma è possibile? Ma sì, sembra proprio quell’attore inglese famoso, come si chiama? Mi rivolgo all’amica Marta che, nel frattempo, è giunta a Kokkinokastro con Titti e Luca. Ma insomma è lui o non è lui? E se non è lui, ne è la copia perfetta, o almeno così mi sembra. Insomma, quel giovane abbronzato e statuario ha il volto di Rupert Everett ed è bellissimo. “Guarda Dani, che quello là sta nel nostro villaggio, ma non è solo, ha la ragazza, anche se quando sono seduti a tavola, non parlano mai”. In effetti, mi accorgo che una ragazza bionda, magrissima, se ne sta un po’ distante a prendere il sole, lui invece si alza sempre lentamente, compiaciuto degli sguardi femminili, che accompagnano il suo incedere orgoglioso. Ma che narcisista! Si avvicina a lei, ma nemmeno la bacia. Eppure è vero, vedo sempre più frequentemente coppie che vanno in vacanza, ma sembrano distanti, senza più complicità, non sembrano avere nulla in comune, forse stanno insieme per noia o per abitudine … Come questi due!
E’ bello attendere il tramonto a Kokkinokastro! Poca gente sulla spiaggia e sono già le ore 19. Il tramonto ritarda, il sole è ancora alto nel cielo. Dalla parte della roccia, che è in ombra, l’acqua si fa argentea. L’onda ora è sempre più quieta. Il silenzio è il compagno più ambito in questo angolo di paradiso lontano. Guardo il mare rapita assieme a Marta. La mia amica è nata sotto il segno del sagittario, io ho l’ascendente in sagittario. Praticamente siamo agli opposti, ma abbiamo alcune cose in comune. Parliamo di uomini e dei loro segni zodiacali. Il peggiore pare essere l’uomo scorpione, narcisista, pungente, sempre al centro dell’attenzione. Ma quello che risulta essere il più sfuggente e geneticamente infedele è il maschio sagittario. Ma forse sono solo stereotipi, o forse no. Ma Rupert Everett di che segno sarà? Mentre fantastichiamo, il sole è diventato più rosso all’orizzonte. Nell’acqua sembra essere calato dell’oro sbriciolato dalla roccia rossa, che ha tinto lo smeraldo. Scatto la foto, ma l’immagine non restituirà mai l’emozione del dipinto della realtà. A quest’ora della sera, il sole si tuffa in piccole goccioline di luce e l’onda danza come illuminata di una tonalità nuova. Sono quasi le ore 20. Tutto ora sembra più morbido e lieve e la sera si appresta a scendere. Fra circa un’ora, il buio coprirà tutto, nascondendo questa meraviglia alla nostra vista, fino al prossimo giorno. Coraggio, andiamo a riprendere l’auto, che abbiamo lasciata lassù, in mezzo al bosco. La scarpinata in salita è ardua, Marta però rammenta di aver letto di un sentiero proprio lì a Kokkinokastro, che conduceva al vecchio porto. “Lo voglio cercare – insiste - poi chiamerò la reception del villaggio per farmi mandare un taxi”. Marta è una vera esploratrice, ma come si fa a lasciare andare sola una ragazza di sera, nei boschi, in un luogo che non conosce? Luca si offre di restare con lei, per accompagnarla. Almeno così si scrolla un po’ … Luca è così sedentario e così poco avventuroso! E’ arrivato qua ad Alonissos con la collega Titti, giusto perché non sapeva dove andare in vacanza e così si è accodato all’amica, sono entrambi di Roma e sono partiti dall’aeroporto di Fiumicino, ma lui è così flemmatico ...
Ci ritroviamo tutti a cena al villaggio, un’ora dopo. Marta e Luca arrivano trafelati, quando sono quasi le 22, dicono che il cellulare non prendeva, il taxi non è arrivato e così da Kokkinokastro sono tornati al villaggio a piedi. E qui mi assale il dilemma della sera. Marta, nella sua passeggiata serale con Luca alla ricerca del porto antico, ha poi trovato l’emozione che cercava? E Titti, collega di Luca, ha poi avuto o no una storia d’amore con lui? E perché l’altra amica di Trento, non è venuta a questa gita con noi a Kokkinokastro? E ancora, che giorno è oggi? Meraviglia della Grecia: dimenticarsi di tutto, dimenticarsi del tempo, farsi domande, senza pretendere risposte, non le solite almeno …
   
  PATITIRI
Con l’auto, la sera, dopo cena, decidiamo di fare un giro a Patitiri, il porto di Alonissos. Siamo in quattro Gabri, Sandy, Nico ed io. La strada non è illuminata, non c’è un cartello e quei pochi che ci sono, hanno la scritta in greco. Io so ancora leggerlo, perché studiai il greco antico al liceo classico, ma il greco che si parla oggi è tutto diverso e poi, oggi, dopo tanti anni, non saprei tradurre più nulla … In ogni caso, cercando di interpretare il suono dei nomi scritti (a mano) sui pochi cartelli, raggiungiamo la destinazione voluta. Il porto di Patitiri è un po’ triste la sera, nel senso che ci sono due o tre bar, pieni di tedeschi, un paio di ristoranti e alcuni miseri negozietti. Sul porto sono attraccate barche di lusso, la più pacchiana è quella di un miliardario inglese, che si è pure messo il tappetino davanti con scritto “welcome”. Gabri si esalta e comincia a fotografare il “transatlantico” emozionandosi. Noi ragazze sbirciamo dentro le finestre e scorgiamo persino vassoi d’argento colmi di frutta e quadri appesi alle pareti. Certo che ci sono certi riccastri in giro … A parte questa vista, il porto è pieno di smog la sera, anche per tutte le auto e i motorini che arrivano qua, ma non c’è nulla, una vera delusione, meglio tornare sulla nostra montagna, nel villaggio dove si respira l’aria buona della sera.
Mentre ci accingiamo a tornare a riprendere l’auto parcheggiata, ci sentiamo chiamare. Ma è Brigitte, la solita austriaca studiosa dell’omeopatia: questa donna sbuca ovunque con quei suoi capelli gialli e quei vestiti pieni di frange. E se fosse una strega? In fondo è qui ad Alonissos per studiare le piante … mi sa che stia esperimentando qualche filtro o pozione magica: la faccia della fattucchiera ce l’ha, forse ne ha anche i poteri.
   
  ROMANESCO CON PASSIONE
Ci sono un sacco di amici romani in vacanza al villaggio Veraclub di Alonissos, le loro battute e i loro aneddoti andrebbero letti in romanesco. Immaginateli con questa famosa cadenza, io provo a scrivere gli aneddoti divertenti, così come li ho sentiti.
Per esempio, ad Alonissos fanno un vino speciale ricavato dalla resina; dicono sia un po’ amaro, ma benefico. Così un pomeriggio a Patitiri ci fermiamo in una pasticceria, per assaggiare un po’ di dolci di mandorle, che il pasticcere ci propone con un bicchierino di ouzo ghiacciato. Un ragazzotto romano si rivolge al padre: “Papà, ma questo è il vino con le resine?”.
Al villaggio Veraclub, il cuoco greco che sorride, ma non parla, è addetto a grigliare ogni giorno carne o pesce, ma bisogna fare la fila davanti a lui che prepara, in diretta, la pietanza. Una sera ci propongono un piatto tipico: il pita-ghiros (una sorte di kebab greco). Luca, rivolto a Gabri, che ha chiesto di togliere la cipolla, commenta: “Il cuoco sembra il mio piadinaro egizio di Tor Pignattara, solo che quello se non pigli la cipolla, s’arrabbia di brutto”.
Sempre in fila, una ragazza romagnola, un po’ ruspante, parla dell’istituto del matrimonio. Un signore brizzolato, ma aitante e sportivo, le si rivolge con orgoglio e le dice: ”Ah sì, bello il matrimonio, io ne ho fatti tre …”. Luca interviene: “A me basterebbe farne uno, ho trentun anni e se vado avanti così, mi sa che non ne faccio manco uno …”.
   
  SKOPELOS
Un panorama da film. E in effetti quest’isola è stata proprio la location scelta per girare le scene in esterna del film “Mamma mia” (vedi qui). La gita parte di mattina presto dal nostro villaggio ad Alonissos. Prendiamo un pullman che ci porta al porto di Patitiri. Da qui ci imbarchiamo su un battello, che costeggia tutte le isolette attorno ad Alonissos, sono tante e per lo più deserte, bellissime e selvagge. Un’ora abbondante di navigazione, il mare è fortunatamente calmo e raggiungiamo Skopelos, la navighiamo tutta per ammirare la struttura verdissima, con le rocce a picco sul mare, bianche e rosse. Raggiungiamo una spiaggia, che non ha accessi dalla terra, quindi è avvicinabile solo via mare. L’acqua qui è colore dello smeraldo ed è trasparentissima. Dal battello ci fanno scendere su un gommone, che fa tre giri per scaricarci tutti. Ne vale la pena. La caletta è di una bellezza che incanta, sabbia bianca tutta circondata da monti a picco, nessun sentiero, nessuno oltre ai turisti portati dal battello, o a chi ha la fortuna di giungere con la propria barca. Ma quando arriviamo noi, non c’è proprio nessuno … Il bagno refrigera dalla calura assorbita sul battello. I compagni di viaggio in questa gita sono per lo più quelli dell’area romana. Vengono prevalentemente dalla zona di Latina, di Civitavecchia e dai castelli romani. Il più folkloristico è un omone sui 45 anni, capello ramato lungo fino alle spalle, tatuaggi quanto basta sulle spalle tornite, pancia ben rifornita, barba e uno sguardo verde che nasconde oltre gli occhiali tartarugati. Lo stile “coatto” dei film di Carlo Verdone è perfetto. Lo chiamo Ivano. La moglie, dal volto bellissimo, capelli lunghi pieni di riccioli spessi, cappello da cow girl, bracciali, ciondoli e collanine a non finire, tutta leopardata, perfino l’infradito. La chiamo Jessica. La loro figlia, Mìcol, con l’accento sulla i, ha occhi come questo mare, bionda e ben tornita. Avrà circa dodici anni e mi sa che sia sulla buona strada per diventare robusta (e coatta) come i genitori …
Sul pranzo, che ci propongono, una volta arrivati al porto di Skopelos, caliamo un pietoso velo. Avremmo tutti voluto scendere in una taverna tipica di Skopelos, per mangiare il polipo, invece ci fanno arrivare in un locale schifoso, pressoché dietro ad un garage, dove ci servono un antipasto unto e solo un primo piatto di pseudo-spaghetti (scotti) pieni di ragù di pesce. Attendiamo seduti per più di mezzora a tavola, con l’aspettativa che arrivi il secondo, o almeno un dolce, quando, ad un certo punto, tra la delusione si tutti, si apprende che il pranzo era terminato. Forse il capo del villaggio ci ha portato lì, perché il gestore della taverna è, che so, il cugino o lo zio del proprietario del villaggio.
Va bene, riprendiamo il mare e ci dirigiamo su una caletta meravigliosa, dove mi regalo un bagno da film. Sì, questa è stata proprio la scenografia del matrimonio nel film “Mamma mia”, quello girato nel 2008 e tratto dal Musical, che si ispira alla famosa canzone degli Abba, il mitico complesso degli anni ’70. Un urlo spaventoso dilata il silenzio di questo luogo paradisiaco. Me ne sto in piedi a fior d’acqua, con le scarpette antisasso e sto ammirando le pietre gialle che emergono. All’amica Ludmilla di Latina (che ha il nome da matrona romana, ma poco frequenta Roma e i suoi siti archeologici), faccio notare che questa è la pietra gialla che gli imperatori romani facevano arrivare dalle isole greche per realizzare i meravigliosi pavimenti e gli ornamenti delle pareti delle ville e dei palazzi imperiali. Ho in mente il Pantheon, pieno di questa sfavillante pietra che sembra oro. Alcuni del gruppo, sfidando i 40 gradi del primo pomeriggio, si sono intanto messi in marcia per scalare i 180 gradini necessari per raggiungere la chiesetta sulla sommità della rupe. Io preferisco godermi la frescura del mare. Ecco, in questo preciso momento, mentre favoleggio sull’imperatore Adriano e sul Pantheon (per me l’opera più grandiosa di Roma), una vespa compare così all’improvviso e punge il mio braccio destro. Un dolore lancinante, che desta dal loro torpore Ivano e Jessica. “Che succede? Che è stato?” Mi domandano. “Mi ha punto una vespa”. Rispondo con le lacrime agli occhi dal dolore. “Beh, che cosa strilli, sei ancora viva, non sei morta, vuol dire che non sei allergica e poi ricordati che porta bene”. Così sentenzia Ivano. “Come porta bene?” Domando tra stupore e dolore. “Ma sì, dai, la puntura di vespa non ti fa venire i reumatismi …” Puntualizza la moglie. Questa poi …
Va beh, torniamo al battello e proseguiamo la traversata che ci porta ad un altro porto di Skopelos, da cui scendiamo, per un giro folkloristico tra le viuzze e i negozietti.
Uno degli animatori, Rufio, è in gita con noi e si è portato a bordo il fidanzato, un bel ragazzo abbronzato e tutto depilato. Dalla mattina alla sera, se ne sta mollemente adagiato sul battello, per abbronzarsi di più, con quel costumino bianco attillato, che sembra si sia dimenticato di cambiarsi lo slip. Mi dicono che va di moda il costume bianco per gli uomini, che è molto trendy quest’estate. Beh, siamo nelle Sporadi, mica a Milano Marittima … qua che c’entra il trendy? Ma il bello della vacanza è proprio qua: la libertà assoluta di essere e di fare, di vestirsi e di travestirsi … E io ora mi metto a fare un po’ di foto al mare che, di pomeriggio, assume una luce molto brillante, come se dell’argento e dell’oro fossero caduti dall’alto tra le onde …
Un saluto a Skopelos e a quanti vorranno entrare nel film che ho vissuto io, magari cantando la canzone che ha reso famose le sue spiagge e tutte le isole Sporadi … (vedi qui)
   
  LA CENA D’ADDIO
Il sabato sera, l’ultima serata al nostro villaggio di Alonissos, organizzano una cena di gala. Si impegnano molto, mettono persino i tovaglioli di stoffa ai tavoli, mentre solitamente ci sono quelli di carta, che puntualmente volano, quando sia alza il vento, dato che la zona ristorante è solo all’aperto. Questa è una delle mancanze più grosse del villaggio: l’assenza di una zona coperta per pranzare e cenare. C’è solo una veranda, dove si mangia, con il caldo a 40 gradi, o con il vento a volte insistente e forte del mattino e di alcune sere. Peccato perché mi sono fatta un giro in tutto il reparto ristorazione e lo spazio per costruire mezza sala ristorante in veranda e mezza al chiuso ci sarebbe. Tra l’altro, la reception è enorme ed è tutta climatizzata, uno spreco eccessivo per nulla. Lo spazio andava decisamente organizzato e distribuito in modo più efficace. Ma torniamo alla cena di gala, tutta a base di pesce, in una serata caldissima, senza vento, con l’afa accesa. Accidenti, quante zanzare stasera! Almeno potevano mettere delle candele alla calendula, o altri accorgimenti. Nulla, e in questo i Greci mi risultano un po’ superficiali … Mentre siamo ancora al primo, il maitre greco, che chiamiamo “il mamma santissima”, che si solito, indossando una maglietta sportiva, sosta al centro del ristorante, per controllare le cameriere slave (nessuna delle quali parla Italiano), questa sera si è pure messo la giacca, ma ci sta grondando sudore dentro, dato il caldo torrido di questa serata senza vento. Con un carrello, porta in giro una grande torta sormontata da panna celeste. Tutti, come giapponesi, si accalcano a scattare foto. A cosa poi? Al maitre greco con la giacca che lo fa grondare nella notte, o alla torta d’addio agli ospiti? Boh, speriamo almeno che non sia troppo dolce. Vado in camera a riposare e, poco dopo, il vicino di stanza bussa per comunicarmi l’ultima notizia del capo villaggio. Pare che sia previsto il mare forza 8 domani pomeriggio, proprio all’ora programmata per il nostro imbarco nel battello, per raggiungere l’aeroporto di Skiathos. Di conseguenza, ci verranno a prendere di buon mattino, prima che abbia inizio la burrasca e partiremo con una nave di linea. Dobbiamo avere le valigie pronte, fuori dalla stanza, alle 8,30 di domani mattina. Notizie così ti fanno subito comprendere che qui comanda il mare, e se sei su un’isola, non puoi partire se il mare non è nelle condizioni ottimali. E allora ti devi adattare e ti devi munire di tanta pazienza. Comincio allora a preparare la valigia, tenendo fuori solo gli abiti da indossare per la partenza. Ci imbarcano alle 8,30? Arriveremo a Skiathos per le 10,30, ma che faremo tutto il giorno, dato che poi l’aereo parte alle 19? Chissà … un giro per l’isola, i negozietti … e poi Marta ci deve raccontare della gita al parco marino, lei c’è andata. Chissà se poi è riuscita a vedere la foca monaca?
   
  PARTIAM PARTIAM
Domenica, ultimo giorno, giornata di avventura intensa. Noi siamo pronti, la valigia fuori dalla camera all’ora stabilita. Andiamo a fare colazione, ma ci dicono di mangiare poco, perché se il mare è mosso, poi rischiamo di vomitare tutto. In effetti il vento è abbastanza intenso e, dall’alto del monte, si vede il mare mosso laggiù, nella nostra splendida spiaggia di Chrisi Milia. Arriva il pullman e carica le valigie e gli amici romani diretti a Fiumicino. Belli i saluti, anche se mi mancheranno i loro aneddoti e i loro intercalare. Ciao ad Ivano a Jessica e a Micol con l’accento sulla I. Ciao a Luca e alla collega Titti (che sta dormendo in piedi). Il pullman successivo viene a caricare anche i bagagli e i turisti che voleranno a Milano Malpensa. E il nostro gruppo diretto all’aeroporto di Verona? Attendiamo con pazienza e poi ci dicono che il problema del mare mosso del pomeriggio è rientrato, che il mare si calmerà e che potremo partire alle 16, come da programma. Sarà vero? Oramai ci eravamo immaginati tutti la mattinata a Skiathos, magari un pranzo in una tipica taverna greca sul porto … e invece ancora no, siamo sempre più in balia della natura e del mare che urla e poi si calma, che danza lento, o simula una rumba … E allora ci riportano la valigia nella camera, la riapriamo, torniamo ad estrarre il telo mare, indossiamo il costume e … giù alla spiaggia. Un'altra mattina di mare, altri bagni di sole, altri tuffi … Tutto sommato l’allegria si impadronisce di noi, mentre la paura del mare mosso e della traversata aleggia ugualmente nelle nostre menti. Per esorcizzare l’ansia della partenza, uno degli animatori, visto che ormai gli ospiti del villaggio sono rimasti in pochi, viene a farci giocare, ballare e anche cantare … Ma no, non possiamo ballare “Marakaibo, mare forza nove” … ma sì dai balliamo che ci passa la paura ... Bella mattinata, l’acqua è un po’ freddina, a causa del vento, ma a me piace, è frizzantina e tonifica, poi in fondo è l’ultimo bagno di quest’anno delle acque della Grecia, nel mare degli Dei e me lo godo tutto. Però poi penso che in questa spiaggia meravigliosa, con una sabbia finissima, non fanno nulla per arginare la frana che sta facendo sempre più crollare sassi sul litorale: sono certa che se tornassi un altro anno, non la troverei più la mia Chrisi Milia. Ma non tornerò, la mia sete di conoscere posti nuovi non mi fa mai tornare sui miei passi, sono sempre alla ricerca di orizzonti nuovi e di nuove emozioni.
Finalmente il pranzo, ma anche questa volta ci dicono di non mangiare tanto. E così ho sofferto la fame a colazione, e devo anche trattenermi a pranzo. Ma è meglio così, se poi il mare è mosso davvero, non voglio stare male …
Ma ora ci prepariamo davvero e ci ritroviamo tutti nella reception. Marta, come sempre, tiene banco e racconta a tutti di aver visto un rarissimo ragno giallo sulla parete del muro esterno della sua stanza; l’ha fotografato e assomiglia al ragno raffigurato nel depliant. Si tratta di un Argiopes Sporandum. Sarà velenoso? Gabri e Antonella, vinti dalla curiosità, seguono Marta fino al muretto. Il ragno è ancora là e, orgoglioso, si lascia fotografare da tutti. Ma nel depliant si dice che questa specie vive solo nella vicina isoletta di Kira Panaghias, parco protetto, perché qui si riproduce la foca monaca. Marta c’è stata giusto ieri. Ci guardiamo tutti negli occhi e il sospetto che sia stata la nostra amica esploratrice a portare il ragno (magari insinuatosi nel suo zainetto) ad Alonisson si impadronisce delle nostre fantasie.
Ma ecco il pullman che ci porta a Patitiri. Ma è troppo piccolo, non ci stiamo tutti. Allora i ragazzi del villaggio si organizzano, prendono tutte le auto che solitamente noleggiano agli ospiti per fare il giro dell’isola e cominciano a stiparci dentro gli ultimi che devono partire. E così un difetto di organizzazione viene superato con questo escamotage dell’ultimo minuto. D’altra parte, tutta la giornata è determinata da organizzazioni saltate e piani di emergenza attuati. Così è la vita, tu puoi programmare qualcosa, ma devi essere sempre pronto ad attivare il piano di emergenza. Insomma anche questa esperienza è stata una bella palestra di vita, per lo spirito di adattamento.
Al porto di Patitiri ci aspetta la nave di linea, è enorme, sembra una nave da crociera, sembra il Titanic … Ma siete matti? come osate pronunciare un nome maledetto? E invece va tutto bene, il mare si è calmato, il viaggio è piacevole, ma io non riesco a stare seduta un attimo, mi gira la testa se resto dentro, così esco e comincio a perlustrare la nave all’aperto, così il vento sul viso non mi fa sentire l’ondeggiare delle onde nello stomaco. E poi così mi giro tutti i piani della nave, fino al punto più altro, da dove si vedono le isole che ho conosciuto in questo viaggio e riconosco le calette di Skopelos e i porti e i colori del mare sono ancora più intensi.
Salgo al piano superiore, il più altro della nave e osservo le persone che, come me, stanno navigando. Un film. Ci sono due persone solitarie: uno è un signore obeso senza capelli, che armeggia con una penna. Mi avvicino un po’ e mi accorgo che sta facendo le parole crociate in tedesco. Dietro di lui, un’anziana dalla pelle tutta rinsecchita dal sole, con i capelli neri lunghi, ricordo di un’antica bellezza, con un vistoso abito rosa e mille collane, monili, bracciali e sciarpe leggere. Sta scrivendo qualcosa su un taccuino dello stesso colore del suo abito. Faccio un altro giro e vedo divenire sempre più piccola e lontana la costa di Skopelos. Sono abbagliata dal mare e dallo sguardo azzurro di un aitante giovanotto che siede, solo, con un grande zaino verde militare. Ha capelli cortissimi e scuri come il filo di barba incolta che gli conferisce un’aria selvaggia. Si toglie la maglietta attillata nera e, sui bicipiti da palestra, emerge, inquietante, un tatuaggio che raffigura un teschio. Tre giovani, con addosso vestiti sgargianti, ascoltano musica con l’auricolare e accennano passi stereotipati di una danza sempre uguale, battendo i piedi, nerissimi (sporchi), oltre i sandali aperti. Intanto al piano di sotto, nella sala TV nessuno guarda l’orrendo film in lingua greca che stanno proiettato. Qualcuno ascolta i racconti di Mirella, sempre al centro dell’attenzione. Ma poi vedo un gruppo fitto attorno a qualcuno. E’ Pietro, che ha già scaricato le foto della vacanza sul suo personal computer portatile. Le guardiamo tutti assieme, come per voler ripercorrere le tappe di un’esperienza che ci ha legati in modo insolito, noi tutti provenienti da città e da abitudini diverse. Ma tutti noi, da questo viaggio, abbiamo appreso tanto, l’avventura è stata forte e ancora mentre guardiamo le foto, ridiamo dei momenti vissuti, mentre ancora la vacanza non è ancora conclusa, mentre ancora stiamo viaggiando assieme.
Ma ecco che Salvo, il capo della nostra spedizione (il suo nome porta bene!), ci avverte che tra poco la nave raggiungerà il porto di Skiathos. Scendiamo nell’enorme e puzzolente garage nero della nave, per recuperare ciascuno la propria valigia e rischiamo tutti di morire avvelenati dai gas di scarico. Assieme alle valigie sono infatti parcheggiate le auto. Ci sembra di morire soffocati, ci copriamo il naso e la bocca con fazzoletti e zaini, quando finalmente il grande portone della nave comincia ad abbassarsi, lento, cigolante, rumoroso. Rivediamo il colore del cielo e del mare e così possiamo uscire alla luce. Quei minuti nel garage ci sembrano eterni. Eppure c’è una coppia di giovani genitori con il loro bimbo nel girello che respira queste schifezze e loro nemmeno gli coprono la boccuccia. Certo che certi genitori sono dei veri disgraziati e fanno sopportare a bimbi, davvero piccoli, enormi stress e pericoli da incubo. Questi due incoscienti, infatti, si sono portati il figlio di appena un anno ad Alonissos e gli hanno fatto sopportare le ore dell’aereo, quelle della nave, poi quelle del pullman. E ora il bimbo sta piangendo, piange da almeno mezzora, povera creatura. A volte vorrei telefonare al telefono azzurro, vedendo queste angherie sui bimbi.
Ecco, il pullman ci attende, per condurci all’aeroporto. Ma l’avventura non è ancora finita.
   
  IL RIENTRO
Facciamo il check-in e, con gli amici, rifletto a voce alta su questa vacanza. Avventurosa è l’aggettivo che meglio la definisce. Tutto sommato, però è andato tutto bene. Il mare, poi, nel pomeriggio si è calmato, così nel viaggio in nave nessuno di noi è stato male con lo stomaco (o quasi).
L’aeroporto di Skiathos è così piccolo che ti imbarcano subito, anzi mi accorgo che l’aereo arriva pure in anticipo. Ma tanto qua ormai mi sono abituata al fatto che gli orari sono del tutto indicativi. Ci fanno entrare nell’aereo, già stipato di gente. Facciamo uno scalo nell’isola di Kos, per scaricare i turisti che vanno là a passare la loro vacanza e così l’aereo può fare rifornimento per poi tornare in Italia. L’aereo non ha problemi e ci riporta a casa sani e salvi.
Non c’è dubbio: è stata una vacanza indimenticabile, il mare è da mito, poi non è mai andato in burrasca, gli aerei sono decollati in orario e non hanno avuto problemi, gli amici con i quali ho condiviso questa esperienza sono stati simpatici e tutto questo ha resto la vacanza piacevole, insolita, originale, tutta da ricordare e da raccontare.
   












Il mare delle Sporadi


Il porto di Skiathos


Tramonto sull'Egeo


Verso Alonissos


Il villaggio


Spiaggia di Chrisi Milia


Fiori e farfalle


La città antica


Chora


Davanti alla "Casa Rosa"


Dai monti si Scopelos


Skopelos


Battello per Skopelos


Skopelos


Skopelos


Spiaggia selvaggia a Skopelos


Tramonto a Skopelos


Taverna di Leon


Alonissos


Spiaggia di Kokkinokastro


Spiaggia a Alonissos


Daniela ad Alonissos


Strada del villaggio


Argiope Sporadum

 
Imbarco

 
Traghetto