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Quando la mia città comincia ad infastidirmi per l'assenza
di luce, per il grigio del cielo, per la nebbia e l'umidità e per la noia
della solita vita, devo andare là dove la bellezza è assoluta, là dove la
grandezza è ancora quella di una città imperiale, là dove l'armonia ha il
colore del marmo bianco lucente, nelle sculture e nelle architetture di
sconvolgente fattezza. Devo andare a ROMA! E allora quando torno, per un pò
vivo di rendita, come ora, che il mio sguardo ha abbracciato, ancora una
volta, la città eterna.
La mia mente, il mio cuore, le mie vibrazioni sono ora
connesse solo con i marmi candidi e incantevoli di Gian Lorenzo Bernini, con
i gioielli marmorei del Borromini, con la voce passionale del Caravaggio che
esce dalle sue tele, con l'oro degli Incas incastonato nei soffitti del
Sangallo a Santa Maria Maggiore, con la maestosità dell'architettura
perfetta del Pantheon, vanto e gloria dell'ingegno di Adriano, con il
ponentino che mi ha depurato dallo smog, con la voce dei romani (troppo
forti!), con il verde magico di Villa Borghese, con tutto quanto di
meraviglioso e grande c'è nella città più bella del mondo. Il sole non
tramonterà mai sulla città eterna della storia. Per questo, al mio ritorno
mi sono ammalata. Di nostalgia.
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