Il mondo di Daniela
      I viaggi degli amici - Gian Luca    
   


I viaggi degli amici
- Gian Luca
-

India - ago 2008
   
 

Intrapresi il primo viaggio in India nel 1991, amore a prima vista, anche se devo essere sincero, l’impatto con la realtà indiana non fu così idilliaco; la povertà, la sporcizia, il caos, gli odori forti a volte insopportabili, mi portarono ad affrontare il viaggio con un certo distacco, ma la spiritualità dei luoghi, la dolcezza delle persone, l’intraprendenza del popolo indiano, mi avvolsero al punto tale da arrivare ad amare questo paese con tutte le sue contraddizioni.

Da allora sono tornato in India diverse volte, visitando il Nord, alla ricerca dei diversi monasteri dispersi nell’alto Himalaya, isolati dal mondo ed inerpicati in cima a stupende montagne, dove si respira un’aria pulita, rarefatta, e si vive un’atmosfera serena.

Sono poi stato nello stato del Bihar, una delle regioni più povere dell’India: qui ha avuto l’illuminazione il Buddha, così racconta la leggenda; ho visitato Calcutta, la città di Madre Teresa, molto povera, ma allo stesso tempo imponente; qui l’impatto emotivo è molto forte e l’aiuto, dato alla povera gente dalle suore della congregazione di Madre Teresa, è molto importante.

L’India non è solo città, templi, monasteri, ma è anche natura; infatti nel sud ovest del paese si trova lo stato del Kerala, il cui nome significa “terra delle noci di cocco”, ed è proprio sotto l’ombra delle palme che ci si può riparare dal forte sole tropicale ed usufruire delle pratiche ayurvediche, con massaggi e trattamenti vari.

Il massimo della sacralità indiana la si vive sul Gange, il grande fiume sacro che nasce dal ghiacciaio dell’Himalaya e scende fino a sfociare nel mare del golfo del Bengala, in prossimità di Calcutta.

La città sacra per antonomasia è Varanasi, o Benares, dove la gente va in pellegrinaggio da tutta l’India, per purificarsi lavando i peccati di tutta una vita nel Gange e per morire. Sì, perchè il sogno di molti Induisti è poter morire a Benares, farsi cremare e disperdere le loro ceneri nel Gange, credendo così che si possa ottenere la liberazione dal ciclo delle reincarnazioni. Alla mattina presto, prima dell’alba, in una fitta nebbia, sulle rive del Gange sui Ghat si possono osservare migliaia di persone impegnate nelle loro abluzioni, riti, operazioni di pulizia quotidiana, adulti, anziani, uomini, donne, bambini, tutti sono immersi nella loro spiritualità, non fanno caso alla sporcizia dell’acqua, non fanno caso che a pochi metri c’è il Ghat dove vengono cremati i defunti, dove le ceneri e tutto quello che rimane del corpo, più o meno bruciato, vengono buttati in acqua.

Non si può parlare dell’India senza parlare dello Yoga, che infatti è nato in India 3.000 anni prima di Cristo e la capitale mondiale è Rishikesh, cittadina ad alta intensità spirituale, appollaiata sulle prime pendici dell’Himalaya, divisa in due dal sacro Gange. Lì ho potuto partecipare a lezioni di Yoga in vari Ashram e osservare, incantato, le evoluzioni armoniche, da un’asanas all’altra, di diversi Sadhu sulle rive del Gange: uno “spettacolo” straordinario.

La bellezza dell’India è data anche dalle grandi contraddizioni, dalla forte spiritualità che riesce a tenere insieme persone di diverse religioni, dalle grandi opere architettoniche costruite dai potenti Maharaja, dalla semplicità delle persone più povere e da tutta la loro umanità.

Un viaggio in India vuol dire fare un salto nel passato, un passato che però convive quotidianamente con una modernità economica in continuo e veloce cambiamento, dove si possono vedere donne avvolte nei loro meravigliosi e colorati sari, a conversare con donne e uomini vestiti all’occidentale in un bar alla moda nel centro di Delhi; fino ad arrivare a vedere un carro trainato da buoi che cerca una via d’uscita nel traffico cittadino, facendosi largo tra automobili dell’ultima generazione, biciclette, risciò, mucche e migliaia di persone.
 






 
Varanasi
 
Kumbha Mela
 
Gian Luca con un Sadhu
 
Rishikesh
 
Amristar
 
Varanasi
 
Kumbha Mela