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I viaggi degli amici
- Giacomo -
| Siria e Giordania - ago 2008 |
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Perché in Siria e Giordania? Per vedere. Perché il Presidente ha detto che
la Siria è uno stato "canaglia", ma uno stato è fatto di milioni di persone.
Tutte canaglie? Anche i bambini? Perché metà dei Giordani sono profughi
palestinesi, cacciati dagli Israeliani, e adesso sono arrivati anche quelli
Iracheni, grazie agli Americani, e forse sarebbe ora di finirla. Perché sono
tutti musulmani, e quindi, secondo la compianta giornalista-scrittrice,
tutti pericolosi. E allora vado a vedere. E arrivo ad Aqaba,
dove alle 10 di sera ci sono 43 gradi e la spiaggia è piena di gente, perché
loro ci vanno la sera, quando il sole non c'è. E in pochi chilometri ci sono
quattro frontiere, e tu vedi Eilath, che è Israele, e ci
arrivi in pochi minuti, ma poi ci vuole un giorno per passare il confine. E
di là ci sono i carri armati, e di qua - dato che i carri armati non se li
possono permettere - hanno rizzato un palo di 130 metri con una bandiera di
mezzo ettaro, che non serve a niente ma vuoi mettere la soddisfazione … E da
lì vai a Petra, che è proprio bella e incredibilmente
suggestiva. Ma grande, polverosa e terribilmente calda. Così, a fine
giornata, hai bevuto sei litri d'acqua, hai i piedi in poltiglia e vorresti
morire. Ma non muori e il giorno dopo fai il bagno nel Mar Morto,
che invece è proprio morto, e si abbassa di un poco ogni anno. E ti rendi
conto che di là c'è la Palestina, ma non vedi una casa, una
strada, una pianta. Nulla di nulla. Solo una distesa di roccia tremolante
nel riflesso del sole. E pensi che se questa è la terra promessa, forse
Abramo si è fatto fregare (?!). O magari ha capito male. E
poi il deserto di pietra, fino ad Amman, dove ci sta metà
di tutta la popolazione giordana. Stava su sette colli, come Roma, ma adesso
sono già diciotto o diciannove e si allarga sempre di più. E ti sorprendi
nel vedere che tutto sommato è pulita, e che di sera puoi girarla senza
paura, perché non c'è delinquenza di strada e i negozi e i mercati rimangono
aperti fino a notte inoltrata. E dopo due giorni i muezzin, che ti svegliano
alle prime luci dell'alba, non ti fanno già più incavolare e hai imparato
che quando sei stanco puoi entrare in una moschea, sederti sul tappeto e
riposare un po'. E magari farci un pisolino, ma con discrezione. E da lì vai
a Jerash, che chiamano la "Pompei dell'Oriente", con la sua
originale piazza ovale e il lunghissimo colonnato, e il teatro, l'ippodromo
e tutto il resto. E poi a Bosra, che è già Siria.
E anche qui rovine, ma peculiari, di pietra lavica scura. E il teatro romano
meglio conservato del mondo, pare!. E tra le rovine vivono ancora delle
persone, ma il governo sta costruendo loro le case e fra qualche anno chissà
... E poi a Damasco, città santa dell'Islam. Enorme,
bianca, e ben tenuta, quasi bella. Specialmente di sera, con le fontane e le
moschee tutte illuminate. Da un lato ha la montagna, con la strada
panoramica piena di piccoli bar tutti allineati. Tu puoi sederti lì,
nell'aria fresca della notte e sotto vedi la distesa della città, con le
luci bianche e gialle e quelle verdi dei minareti. Così vieni a sapere che
in Siria ci sono due milioni di cristiani e che, in centro, il loro vecchio
quartiere sta diventando di moda. Infatti ci sono molti locali e ristoranti
dove si mangia quasi bene, con donne tutte velate sedute vicino a giovani
signore molto scollate, e l'orchestra che suona a tutto volume che quasi non
riesci a parlare. E a Damasco c'è la moschea degli
Omayyadi, grandissima, coi mosaici fatti dai bizantini e il
minareto di Gesù. E dentro la moschea c'è la tomba di
Giovanni Battista, quello del Vangelo, dove vanno a pregare
le donne che non riescono ad avere figli, ma cosa c'entra Giovanni coi
figli, nessuno lo sa. E attaccato alla moschea c'è il suk,
sempre affollato e, nel suk, la gelateria più famosa del Medio Oriente, ma
con una ressa tale che ti passa la voglia, e il gelato magari lo prenderai
un'altra volta. E poi il museo nazionale, interessante e ben fatto, con una
bellissima tomba, trovata a Palmira, e gli affreschi della
sinagoga di Dura Europos, del terzo secolo, coi personaggi
della Bibbia raffigurati come quelli della mitologia greca. E fuori, in
giardino, c'è una giovane soldatessa, che parla un'inglese perfetto e il
mio, al confronto, fa schifo. Lei mi dice che anche da loro c'è chi scrive
libri e rilascia interviste ai giornali, sostenendo che noi siamo tutti
cattivi. Ma loro ce l'hanno solo con gli israeliani, che 40 anni fa hanno
occupato il Golan, dove c'è l'acqua e per questo non se ne
vogliono andare. E alla gente di tutto il resto non gliene frega niente e
vuole solo starsene in pace. E lo stato è laico e c'è libertà di religione.
In effetti trovi sciiti e sunniti, cattolici e ortodossi, drusi e maroniti.
E anche ebrei, ma pochi. E poi torni in Giordania, lungo la ferrovia
costruita dai Turchi per portare i pellegrini alla Mecca, che adesso
trasporta solo fosfati. Fino alla frontiera più a sud. E di nuovo c'è solo
il deserto e in mezzo al deserto un negozio, e davanti al negozio una serie
di macchine con la targa saudita. E ti dicono che vengono di qua a comprare
da bere, perché da loro è proibito. Oggi sono in tanti perché è giovedì e
stasera c'è festa nelle case dei ricchi. Con le donne senza velo e il whisky
e tutto il resto. Inshallah. Se Dio vuole!. |
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| Amman |
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Gerasa |
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| Mar Morto |
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| Petra |
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