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Tra ' due liti d'Italia surgon sassi,
e non molto distanti a la tua patria,
tanto che ' troni assai suonan più bassi,
e fanno un gibbo che si chiama Catria,
di sotto al quale è consecrato un ermo,
che suole esser disposto a sola latria
(Dante Alighieri, Paradiso, Canto XXI 106-111)
Così scrisse Dante nel Canto XII, nel Cielo di Saturno, quando incontra San
Pier Damiani tra gli spiriti contemplativi. Il Sommo Poeta descrive alla
perfezione l'eremo di cui Pier Damiani fu priore dal 1043 al 1057 (prima di
divenire vescovo di Gubbio) tanto che, secondo gli Annales Camaldulenses
che derivano questa tradizione da altri storici a loro anteriori, vi
soggiornò intorno al 1318 quando era ospite di Bosone di Gubbio. In effetti
Dante sembra narrare qualche cosa che ha visto.
Fonte Avellana è un luogo di ruvida bellezza, un fascino antico e solenne
come il calcare di cui è costruito, un insieme di blocchi di pietra di
grande solidità ed eleganza, mentre si staglia sul Monte Catria, circondato
da boschi di nocciolo (le avellane) da cui prende il nome e dominato dalla
sorgente d'acqua che gli ha dato la vita. In questo luogo ho trascorso due
giorni di studio e riposo (il 30 e 31 agosto 2008), assistendo a un convegno
organizzato dal Centro Studi Avellaniti, sull'importanza politica dell'abito
monacale nel medioevo. Il tema, all'apparenza ozioso, si ammanta, invece,
per la storiografia di implicazioni notevoli sia dal punto di vista della
storia del costume, sia da quello della storia religiosa.
Il luogo è silenzioso e il tempo è scandito dal ritmo delle funzioni
religiose: le lodi, la messa, i vespri, il pranzo consumato nel refettorio
con i monaci dal bianco saio e sottovoce e sempre recitando il Padre
Nostro. La sera l'aria è frizzante e piacevole. È un luogo ideale per
lavorare sino a tardi e riposare bene, nonostante la mattina le campane
delle lodi suonino presto (alle 7,00), interrompendo con perentorietà un
sonno altrimenti bellissimo, lontano dalle cacofonie cittadine.
Fonte Avellana è un luogo ideale per lo studio e del resto ha una biblioteca
che contiene 25.000 volumi (il più antico un incunabulo del XV secolo) e
notevole è il Codice NN, un breviario a cui una tradizione orale
vuole che abbia posto mano lo stesso Guido da Pomposa (o Guido l'Aretino,
991-1033), considerato l'ideatore della moderna notazione musicale e del
tetragramma, che rimpiazzarono l'allora dominante notazione neumatica. Il
suo trattato musicale, il Micrologus, fu il testo di musica più
distribuito del Medio Evo, dopo i trattati di Severino Boezio.
Il convegno si teneva nello scriptorium voluto da con San Pier
Damiani (1007-1072), alla cui forte personalità si devono non solo il nucleo
originario della costruzione, ma più ancora l'impulso spirituale, culturale
e organizzativo del monastero. È un ambiente sapientemente costruito, in
modo da ricevere sempre la massima luce e da essere una vera e propria
meridiana per le funzioni. Altro luogo notevole è la sua bellissima cripta
scavata nella montagna, in modo da mantenere sempre la temperatura di 17
gradi, fresca d'estate e tiepida d'inverno.
Le origini dell'eremo si collocano intorno all'anno Mille, ma è certo che
già negli ultimi decenni del X secolo alcuni eremiti avevano scelto di
dimorare in questa boscosa insenatura della montagna. Sulla spiritualità di
questi eremiti influì certamente San Romualdo di Ravenna, Padre della
Congregazione benedettina camaldolese. Giunta alla massima potenza nel XIV
secolo, l'abbazia decadde, sino alla soppressione napoleonica del 1810 e di
lì a poco quella italiana del 1866. Oggi, tornata ai monaci camaldolesi, ha
ritrovato oltre alla bellezza austera delle sue strutture architettoniche,
la passione per la cultura. Il 5 settembre 1982 Papa Giovanni Paolo II ha
visitato Fonte Avellana, in occasione delle celebrazioni del millenario
della fondazione dell'Eremo. Fonte Avellana è un luogo dello spirito e della
mente, che ti rigenera e ti fa riflettere.
http://www.fonteavellana.it/
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