Il mondo di Daniela
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Racconto

Tapas al bicarbonato - 8 giu 2009
   
  “Professore, siamo pronti, la platea è completa, si aspetta solo lei!”. Scosta la tenda e, pieno di soddisfazione, il nostro architetto ammira la capienza della sala del suo teatro delle stelle, come ama chiamarlo. Ci hanno messo cinque anni a costruirlo, ma gli è venuto proprio bene. Sembra un’astronave, pronta a decollare e quando proiettano i film e i documentari, la gente sembra perdere il senso del tempo e si lascia cullare dalle immagini e dalla musica che li sovrasta, tutto attorno, come se il film diventasse parte della loro essenza, come se tutti gli spettatori diventassero il film in quel momento. Ora sono tutti lì ad attendere il maestro, per una conferenza. Vengono da tutte le parti del mondo, sono studenti di architettura e di ingegneria, pieni di speranza e di emozione. Sono convenuti a Valencia, nella Città delle arti e delle scienze, il più bel complesso scenografico mai costruito, tra natura e architettura. Hanno le cuffie, il traduttore simultaneo trasferirà ogni parola del famoso docente dallo spagnolo all’inglese, al portoghese, al francese, al tedesco, al russo e anche all’italiano. Una conferenza, nella sua Ciudad, la Città così degna di lode e fama nel mondo … l’emozione lo fa tardare ancora un po’, per godersi l’ansia della platea in un luogo progettato dal suo ingegno e realizzato con le sue idee.

La conferenza è stata un successo. Gli applausi diradano dopo un bel quarto d’ora. Ma ecco che un’auto, fuori dell’Hemisferic, aspetta il professore, per portarlo verso la spiaggia. Sono le 15,30 e al mitico ristorante Pepica, il nostro genio giunge, scortato come un divo, per le 16. Il pranzo è servito, di tutto punto e, per l’occasione, prima della classica paella valenciana, viene servito un vassoio di tapas accompagnato da abbondante e profumatissima sangria.
“Maestro, alle 18 il suo aereo personale sarà a sua disposizione”.
E così il mito vivente si gode il suo pranzo spagnolo, con languida ilarità, mentre tre danzatrici di flamenco intrattengono la sala con movenze sensuali e coinvolgenti. Pochi dei suoi hanno l’onore di condividere il pranzo, il vino, la musica e la sua preziosa compagnia.

“Ma si può sapere perché se ne va via così presto?” Domanda uno degli architetti del suo seguito. La giovane stagista, studentessa in ingegneria, che sta facendo una tesi nello studio di Zurigo, si affretta a precisare che, questa stessa sera, il maestro deve essere a casa, per un ricevimento, organizzato dalla moglie.  La moglie del professore è svizzera e naturalmente osserva gli orari e le abitudini nordiche. Quindi, la cena verrà rigorosamente servita alle ore 19,30. E proprio perché è svizzera, la moglie del genio non tollera ritardi. Per questo gli ha mandato il suo aereo personale, che non farà nemmeno scalo a Madrid, ma da Valencia si dirigerà subito verso Zurigo, non importa dove atterrerà, e come, fosse anche sopra la casa spaziale che l’architetto stesso si è progettato e realizzato in Svizzera, che sicuramente è munita di dispositivi per far emergere, all’occorrenza, una pista di atterraggio …

“Oh, povero maestro! – risponde il cameriere, che ha ascoltato tutto – “ Non fa nemmeno in tempo a digerire il pranzo spagnolo, che deve sedersi a tavola per la cena svizzera … che dite, gli porto un po’ di bicarbonato, assieme alla sangria?”.
   
  Di ritorno da un viaggio a Valencia (giugno 2009), dedico questo raccontino, un po’ ironico, a quel genio di Santiago Calatrava, architetto, ingegnere, scultore ed inventore delle costruzioni più incredibili e grandiose che io abbia mai visto.
   
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