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Racconto
| Equivoci di una sera d'autunno - 22
set 2007 |
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E' il 22 settembre, nell'aria il vento fresco dell'autunno. Enrico
riaccompagna la figlia dalla madre. La bimba guarda il papà con occhi
rabbiosi, ogni volta che lui la riporta in quella casa, dalla quale poi
riparte in fretta. Enrico non ha ancora rimosso i rancori con la sua ex
consorte, che oggi è apparsa indisponente: la voce stridula, lo sguardo
rigido su occhi di ghiaccio.
Ansia, rabbia, tensione; Enrico sente tutto nello stomaco e nella testa.
Finalmente esce all'aria aperta; sale in auto, colpito da una forte
emicrania; si appresta a partire, quando squilla il cellulare. E' Francesca,
un'amica con cui esce ogni tanto, di recente. Lei lo invita per una cena tra
amici. L'invito è allettante, ma Enrico rifiuta, perché stasera è a pezzi,
non vede l'ora di chiudersi in casa, da solo, ad annullarsi tra le mura del
suo appartamentino preso in affitto in centro.
Finalmente da solo, con il suo gatto, che gli fa le fusa, senza chiedere
nulla in cambio. "Ah, finalmente a casa". "E adesso chiudo pure le finestre,
non voglio vedere nessuno, neanche la luce, perché stasera chiudo con il
mondo".
Non c'è prezzo per la libertà. Questa sera Enrico vuole godersi la sua
tranquillità. Giornalista, sempre di corsa, sempre nel rumore e così, anche
a casa, è automatico il sottofondo della televisione o della radio, perché
lo mantengono acceso. Ma stasera neanche quello, rifiuto assoluto, totale,
di ogni disturbo.
Ma il citofono suona improvviso ad infrangere la magia di un silenzio
irreale. "Ma chi è, di sabato sera, all'ora di cena?".
Nel condominio, dove abita Enrico, c'è il video-citofono, che gli
restituisce l'immagine di Paola, una delle ragazze che frequentano la sua
palestra. "Ciao, Paola, come mai sei qua, è successo qualcosa?". Le chiede,
mascherando il disappunto immediato.
Risponde la ragazza, con artistico candore: "Sai, passavo di qua e volevo
farti un salutino, mi fai salire?".
"Proprio stasera che voglio stare da solo, ho un mal di testa feroce, non ho
voglia di vedere nessuno, nemmeno le amiche!". Questo pensa Enrico, ma altro
dice: "Va bene, sali pure", cominciando ad architettare un piano per farla
andare via prima possibile.
"Paola è una bella ragazza, sarà stata anche una piacevole avventura, ma ora
non la voglio più vedere, accidenti mi sta sempre addosso, e poi stasera sto
male, no, non mi va, me la devo togliere di torno prima possibile".
Mentre questi pensieri inondano il cervello di Enrico, l'amica entra in casa
e, con movenze feline, comincia ad aggirarsi tra le stanze, occhieggiando
furtivamente al letto disfatto dalla mattina.
"E chi se ne importa, sarò anche libero di stare con il letto disfatto come
e quanto mi pare!". Così pensa Enrico mentre, per distogliere l'attenzione
della ragazza dalla stanza da letto, la conduce, quasi di forza, in cucina:
"Mi stavo cucinando un piatto di pasta, se ti accontenti, potresti cenare
con me".
Enrico spera che lei gli dica che non ha appetito, o è attesa per una cena
fuori, ma Paola cortesemente accetta. Per forza, mica vuole andarsene
subito, non è certo piombata in casa di Enrico così, per ammirare
l'arredamento del suo monolocale!.
La cena è servita, quando, di nuovo, il suono del citofono fa piombare
nell'ansia Enrico. "Aspetti qualcuno?". Gli chiede Paola, sospettosa. "No,
di certo". Enrico cerca di rassicurarla, pensando a chi sarà lo scocciatore
che disturba quello che, ormai, sembra un lontano miraggio di quiete.
L'immagine che appare sul video-citofono fa sobbalzare il cuore di Enrico
che, in quel momento, vorrebbe avere le ali per volare fuori dal balcone e
sparire. "Ciao Francesca cara, ma che ci fai qua?". Un attore non avrebbe
sostenuto, in modo migliore, la parte dell'amante stupito e sorpreso.
"Sono venuta a trovarti, al telefono prima mi hai fatto preoccupare, dai
fammi salire".
"E adesso che faccio, non ho nemmeno il tempo per elaborare una scusa
credibile e quale scusa poi?". Il cervello di Enrico è in fiamme, il pallore
cadaverico investe rapidamente le membra e la parola si inceppa.
"Chi è, con chi stai parlando?". Gli chiede Paola che, dalla cucina, si
avvicina al citofono e vede nel video il volto di un'altra donna. Inveisce
in un baleno "Ma chi è quella, che vuole da te? E tu mi inviti a cena,
quando ne aspettavi un'altra, disgraziato che non sei altro!" .
Enrico è impietrito tra il confuso e l'interdetto. Francesca è ancora lì, in
attesa di risposta, lì che, dall'atrio del condominio, sente la voce di una
donna, nell'appartamento di Enrico, il "suo" Enrico.
"Brutto ipocrita, bugiardo e traditore, mi avevi detto di stare male, io mi
sono preoccupata e tu, invece, volevi tenerti libero per "spassartela" con
una delle tue amichette! Scostumato, impunito, indegno di me e del mio
affetto, non voglio più vederti, non cercarmi mai più".
Accasciato da questo fiume di insulti di Francesca, Enrico si butta a terra
e subisce persino le ultime imprecazioni di Paola, che gli vomita addosso
disprezzo e rabbia, prima di andarsene.
Enrico rimane, per circa mezzora, disteso sul pavimento, con il viso rivolto
in alto. Che pace guardare il biancore del soffitto. Sembra un cielo senza
nuvole, sembra di stare in mezzo ad un lago calmo, in piena estate. Che
bello il silenzio, che dolce la pace, ora che queste qua se ne sono andate.
Che bello stare soli, in silenzio. Silenzio.
"In fondo non ho fatto nulla di male, è stato solo un equivoco. Adesso ci
faccio una risata. Ora sì che sono in pace e mi posso rilassare". Questo
pensa Enrico, ma il cellulare è ancora acceso. E squilla.
"E adesso chi è?". Enrico esita a rispondere, mentre sul telefonino compare
il nome di Stefania, la sua collega. Sicuramente lei lo chiama per
ricordargli alcuni dettagli per l'intervista di domani.
"Ma sì - dice a se stesso Enrico - Stefania la voglio ascoltare, lei non mi
annoia mai, è vivace e intelligente, piena di spirito e ironia. Le
racconterò la mia serata, di certo mi rimprovererà di essere sempre il
solito ambiguo con le donne, ma poi ci faremo una risata e forse lei ci
ricaverà anche un raccontino divertente. Lei sa scrivere molto bene. Sì, le
voglio proprio raccontare tutto!". |
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Racconto pubblicato nell'Antologia
SPAZI D'AUTORE, Brevi racconti, per ARTEGENTI (22/09/2007), stampato dal
Comune di Modena, agosto 2007. |
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