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Un pomeriggio di lavoro in un noto Comune
emiliano, ufficio del dirigente dell’edilizia privata, discussione su un
progetto edilizio ….
" … Ma come faccio poi ad
arrivare all'ufficio postale, se mi togliete la strada?". Obietta,
preoccupata, la funzionaria legale all'imprenditore edile, che illustra il suo
progetto.
"Non si preoccupi
dottoressssssa, la strada ce la faccio di qua, poi giro per di là, vado su per
di giù e vengo giù per di su..." Così risponde l'opulento personaggio,
con la S sostanziosa come un piatto di tagliatelle ricolmo di ragù.
"Ma cosa mi
patrocchi sul disegno: questo è l'originale!!!!" Sonoramente lamenta
il robusto geometra dell’ufficio comunale al suo dirigente, che indugia con
geroglifici sull'elaborato progettuale.
Risponde il dirigente,
mostrando cordoglio con gli occhioni azzurri spalancati: " Mo sto usando la
matita ... si scancella quando vogliamo".
Non formalizziamoci
troppo con l’utilizzo della lingua italiana, siamo in Comune, mica all’Accademia
della Crusca! Qua siamo tutti amici, amiamo ritrovarci al ristorante e qua da
noi i ristoranti sono copiosissimi e …. dalla stazza degli abitanti di questa
città, deduciamo che sono anche frequentatissimi! Va beh, fare la dieta, qua da
noi, è un’eresia, ma … torniamo al nostro progettino …
Storce un po’ il
nasino sottile, la nostra ligia dottoressa, poi rivolta al costruttore, solleva
un dubbio: "Ma i carotaggi li avete effettuati, intendo dire, le verifiche
sul sottosuolo ... lo sapete che sei metri sotto c'era la città romana, vero?".
"Mo, ssssì,
dottoressssa, ci siamo dietro … deve venire l'archeologo la prossssima
settimana, ma ci ha detto che la via Emilia era un po’ spostata da dove è adesso".
Replica il corpulento costruttore.
"L'esperto ha
riferito il vero – conferma la giurista - l'antica strada di Emilio
Lepido correva infatti lungo un asse parallelo, pare coincidente a quella che è
attualmente nominata come Via S. Eufemia".
La donna osserva lo
sguardo un po’ basito degli imprenditori e precisa: "Emilio Lepido ....
condottiero romano ... nonché costruttore ... sì insomma, un vostro collega
dell'epoca romana". Se avesse forse comunicato loro dove si trovavano le
antiche "tabernae" (spiegando magari cosa fossero ....) avrebbe certamente
riscosso maggior successo di ascolto.
" Quando avete
intenzione di cominciare il cantiere?". Domanda ancora la puntuale
funzionaria.
"Appena possibile,
anche a inissio luglio, appena le carte sono pronte ... se il Comune non ci fa
aspettare le Calende ...". Risponde il costruttore, ostentando, a sua volta,
la sua conoscenza di citazioni antiche (?!).
"Allora venite-mo
nel mio ufficio, che vi correggo subito la bozza della convenzione
seduta-istante, così poi ve la portate in studio e domani me la riportate
firmata". Propone sorridendo la sollecita giurista.
"Adesso, subito,
dottoressssssa?" Spalanca gli occhi neri, l'opulento personaggio, ripiegando
gli elaborati progettuali.
"E non avevate
fretta di imbiancare la Via Emilia di polvere?" Risponde la dottoressa, tra
le risate dei presenti ...
Tempi moderni,
computer sempre accesi, memoria attivata e pronta ... pochi minuti ed ecco ...
un atto bello e pronto, confezionato e consegnato.
Però che belli i tempi
dei Romani, quando c'erano gli scribi e la contabilità a mano ... Meno
tecnologia, ma più ... cultura e consapevolezza della propria origine e delle
proprie radici. Sì, i computer non esistevano, ma i cantieri erano comunque
maestosi e le opere rimaste sono ancora perfette, come allora.
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