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Siamo un gruppo affiatato, la palestra la
nostra meta per la lezione di yoga dinamico, due sere la settimana, lunedì e
giovedì, un appuntamento immancabile. Sì, perché lo yoga è disciplina, anzi
è … un’arte per raggiungere forza, equilibrio e determinazione.
Ci guida uno splendido Maestro, dal nome
importante, quanto quello di un condottiero romano. Pronuncia, con enfasi,
il suo nome Marco e sentirai già così forza ed energia.
Lavoriamo per liberare energia e sviluppare
l’equilibrio e così tonifichiamo il corpo, per rafforzare la mente. Come
potremmo vivere, senza lo yoga? E come possiamo resistere, un mese intero,
agosto, quando la palestra chiude e ci “costringe” ad andare in vacanza?
E così torniamo, puntuali, a settembre, il
primo giorno di apertura della palestra. Siamo lì, rilassati a raccontarci
le vacanze, quando i nostri occhi incontrano le sguardo del Maestro, pronto
a dare inizio alla lezione. “Non vi preoccupate, cominciamo in modo
blando”.
Il Maestro sorride e ci saluta ad uno ad uno,
quelli che conosce. Dice che per i nuovi non chiede nemmeno più il nome, lo
imparerà solo alla fine dell’anno, se il nuovo allievo sarà riuscito a …
resistere.
“Avanti, tutti in centro stanza, con una
sedia, una cintura e due mattoni!”. Sono i nostri attrezzi di lavoro. Sì
perché pratichiamo eseguendo una serie di esercizi a corpo libero,
singolarmente o a coppia, utilizzando anche strumenti, come appunto quelli
che ritroviamo subito alla prima lezione. E per fortuna che avremmo dovuto
cominciare in modo blando …
Ma siamo pronti, carichi, come ci vuole lui.
”Vi voglio tonici, potenti sulle gambe …”.
Il Maestro spiega che il nostro impegno è
lavorare, per rendere la colonna vertebrale flessibile, così anche il nostro
carattere diventa più adattabile. “Non crollate!” ci sprona a tutto
fiato, quando ci vede barcollare. “E non lavorate in apnea!”. Precisa
con determinazione. Così impariamo a respirare davvero e buttiamo fuori i
pensieri negativi e le preoccupazioni.
Lui, il Guru, è sempre più splendido e
rifulge di energia intensa. Guai a chi arriva in palestra in condizioni non
ottimali. Ci vuole sempre concentrati, attenti e presenti.
“Allora è chiaro?” ci ammonisce subito
“quando entrate qua dentro dovete stringere i glutei, li dovete tenere
contratti per tutta la lezione, perché non vi voglio vedere rilassati e
deconcentrati, dovete essere … belli da vedere”.
Ecco,
questo è il filo conduttore di ogni lezione. Belli da vedere, sempre e
comunque, nello sforzo e nel rilassamento, con il sorriso sulle labbra,
anche quando siamo appesi sugli specchi, in precario equilibrio sulla mano
destra a terra e con la gamba sinistra alla parete perfettamente tesa, la
mano sinistra sul fianco, impegnati e concentrati nella torsione, con gli
addominali tonici e la colonna vertebrale armoniosa e flessibile. Tutti i
muscoli del corpo in assoluta concentrazione, perfetti, potenti, tonici,
belli da vedere.
“E
se poi non ce la fate, tutt’al più potete svenire, ma piano, in silenzio,
con eleganza, senza disturbare gli altri. Perché anche svenuti, dovete
essere … belli da vedere!”.
Gli esercizi si susseguono in un concerto di
posizioni, anzi “asanas” che disegnano una partitura di chiaroscuri, di
intensità e armonia, come una danza complessa di figure che si alternano,
come alti e bassi sul pentagramma.
“Dai
Greta vieni qua e comincia pure a distendere quella schiena, coraggio
che non cadi mica, ti tieni stretta alle funi, ma con cautela, non farti
venire stiramenti o altro, altrimenti poi domani mi pensi e mi mandi tutta
la tua energia negativa!”.
Il
Maestro controlla tutto e tutti e corregge implacabile gli errori, ci vuole
sempre perfetti, armoniosi. Il suo rimprovero è comunque sempre amorevole e
colorato di ironia, lo fa solo per migliorarci, non per sgridarci …
“E voi altri cosa state facendo, volete
concentrarvi un pochino, insomma non lo avete capito che qua si lavora, non
siete mica in ufficio!?”.
Dopo mezzora di salti, stiramenti, torsioni e
piegamenti, quando va bene, arriva il momento che fa scaturire un sospiro di
tutti, quando Marco annuncia:“Cassetta!”. Doloranti, accaldati, ma
sempre bellissimi, ci avviciniamo alla parete sotto la finestra e ci
appropriamo di uno strumento in legno, che simula un arco, sul quale
adagiamo la nostra colonna vertebrale, per 5 minuti di concentrata
meditazione attiva. Questo strumento è la mitica “cassetta”.
La postura va costruita bene, con il
tappetino sotto, due o tre mattoni, per sostenere il collo; gli esperti
collocano la cassetta sulla sedia e vi adagiano sopra vertebre scioltissime.
E allora quando, più o meno, siamo tutti pronti, posizionati, chi per terra,
chi sulla sedia, ecco l’avvio del marcatempo: “Partito! Cinque minuti da
adesso!” “Stefy, mai partire prima, eh? Caso mai tu non
prenda la multa…”.
Siamo lì, in sognante relax, con gli occhi
chiusi, in silenzioso ascolto del corpo che si adatta all’arco, con la mente
cullata dalla fantasia, i glutei sempre contratti, per tutti i 5 minuti,
sempre perfetti, perché la posizione dell’arco sulla cassetta deve essere un
godimento per gli occhi, perché dobbiamo essere più che mai, splendidamente
… belli da vedere!.
E il Guru si aggira tra queste immobili
sculture umane, controllando la perfezione e correggendo brutture e
malformazioni … “Francy, sei a letto? Mettici un cuscino sotto la
cassetta e aggiungici un paio di pesetti, dai che non ti rovini mica i
capelli!”.
“Respirate, non lavorate in apnea, venite
qua per voi, non per me. E quando lavorate, fatelo al 101% e svuotate la
mente di ogni pensiero, concentratevi sul corpo, solo su questo”.
Che maestro meraviglioso, sarà anche
rigoroso, ma come faremmo senza di lui?
Adesso ci rilassiamo in UTTANASANA,
piegandoci in avanti, così compensiamo il lavoro sulla schiena. “Stefy,
tira su quel sedere, lo so che è pesante, ma ce la puoi fare e poi rilassa
gli addominali! Che si debba vedere, guarda che le vacanze sono finite da un
pezzo!”.
Il Maestro ci mostra personalmente la
prossima sequenza. Ma non c’è tempo per nessuna distrazione, nemmeno per
ammirare un attimino la sua muscolatura compatta e perfetta. Non c’è che
dire: è splendido, davvero … bello da vedere!
“Allora cosa avete da “ciozzare”? vi
faccio portare il the con i pasticcini? tacete e concentratevi, lavorate e
respirate!”.
Ci sgrida con ardore, ma anche quando ci
sgrida, lui è sempre dolce e professionale, lo sappiamo che lo fa per noi,
perché ci vuole concentrati, ci vuole … belli da vedere!
Ci facciamo coraggio con gli occhi, siamo
quasi alla fine della lezione. Ma ecco la prossima fatica: “Tutti in
centro stanza con una cintura, apertura di gambe!”.
“Marci, cosa stai facendo?
Ho detto di tirare su la gamba destra, sei sul lato sinistro, sveglia!”.
“Davide, non scherzare, che sono solo due giorni che vieni a lezione…
vacci piano, non voglio mica chiamare il 118 stasera!”.
E per finire, ecco la
splendida sequenza emblema dell’armonia fluttuante del corpo armonioso e
flessibile. “Steve, vieni qua tu, per piacere e fai vedere un po’
come si fa. Da ADHO MUKNA SVANASANA, passi in CHATURANGA DANDASANA,
proseguendo in URDHVA MUKHA SVANASANA. Il corpo deve diventare un’onda,
leggero, armonioso”.
L’allievo esperto annienta la palestra con
un’esecuzione da manuale, soave, come una melodia, per la soddisfazione del
maestro e la gioia (e la preoccupazione) dei nostri occhi.
“Avanti, provate!”.
Ci sprona il maestro. “Cosa c’è Arianna, non ce la fai?. Lo
dico per te, ma vale per tutti: badate bene che c’è sempre il corso dei
principianti delle 17, potete retrocedere quando volete”.
“E tu Deborah, è inutile che piangi,
tanto qua nessuno si commuove!”.
Finiamo con una bella verticale al muro. “Tiziano,
fai vedere bene come si fa!”. “Siete stanchi? Ecco, meditate cinque minuti
in SHIRSASANA, immobili come Antonio!”.
La lezione volge verso al termine, ma prima
di salutarci, l’ultimo dolcissimo, ma energico monito del Maestro: ”Lo so
che si fa fatica, ma se venite qua, dovete lavorare, per un’ora e mezzo,
senza interruzioni, lo fate per voi, solo per voi, sempre e comunque per il
vostro benessere, fisico e spirituale. Rifletteteci e meditateci e anche in
questo sforzo, siate sempre … belli da vedere!”. |