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Ho visto NOTRE DAME DE PARIS domenica scorsa a Bologna e
... mi sono sentita meglio. Il personaggio che più mi ha colpito è Frollo,
interpretato da Vittorio Matteucci. Vittorio interpreta mirabilmente un
personaggio forte, forse il più intenso della storia. Insomma mi sono
identificata in Frollo. Nella letteratura greca, l'opera teatrale produceva
la "catarsi". La tragedia greca serviva a rappresentare sulla scena i drammi
interiori dell'uomo, ciascuno si identificava nei personaggi, come se
uscisse da sé stesso e si osservasse da fuori e il dolore, la passione, la
gioia del personaggio diventavano i propri sentimenti, facendo uscire i
quali ... si guariva. Ho cominciato a piangere dalle prime note, di quella
canzone introduttiva "Il tempo delle cattedrali" che conosco a
memoria, come tutte le altre. Perché Frollo? Perché non sa cosa significhi
amare, ha passato la vita a studiare, imbrigliato nei dettami della scienza
e della religione, non conosce il sentimento, non ne ha mai provato
l'emozione. Quando si innamora di Esmeralda prova sensazioni nuove per lui,
una sofferenza estrema, lacerante, qualcosa che gli stravolge la vita,
qualcosa che non controlla. Vittorio è stato bravissimo ad interpretare
questo dramma, questa passione, che non riesce a spiegare, la attribuisce al
demonio, che vede come incarnato nella donna, quella donna che non riesce ad
avere. E allora è labile il confine tra l'amore e l'odio. Se non puoi avere
l'oggetto del tuo desiderio, allora cominci ad odiare quell'oggetto, fino a
distruggerlo, nel tentativo di strapparlo dalla mente. Ti immedesimi sempre
in un personaggio. Ma dopo questo spettacolo sto meglio, anche per tutte le
lacrime che ho versato. E ancora l'ultima emozione. Quando, alla fine, tutti
gli attori dell'opera, sono usciti per l'applauso finale, sono scesa di
corsa dalla tribuna e mi sono diretta proprio sotto il palco, per vederli da
vicino, per ammirare i costumi e i trucchi del viso. Hanno cantato la prima
canzone e io ho cantato con loro. Il mio viso rigato ancora una volta dalle
ultime lacrime, ma la catarsi era compiuta. |