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Racconto
| Laura di Montebello - 15 ago 2006 |
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Laura è alla finestra, lo sguardo perso sulla valle della Marecchia, mentre
il respiro si materializza nel gelo del castello, progettato per la difesa,
senza un camino a riscaldare dal freddo.
Trofei di guerra ornano le pareti, in onore del suo Signore, assente per
l’ennesima battaglia.
Solo il calore di uno sguardo, quello di una bimba, troppo piccola e troppo
fragile, per colmare il vuoto del silenzio.
Un vuoto che non si colma con il prestigio del lignaggio acquisito con un
anello; non si dimentica tra il lusso di tappeti e mobili pregiati; non si
cancella dietro l’inganno di una corte pronta ad assecondare capricci e
desideri.
Nessuno, in questa prigione dorata, sfiorava i lunghi capelli d’ebano di
Laura, né stringeva le sue mani, dalle dita candide e splendide anche senza
l’ornamento di gioielli.
Intorno a lei superstizione, sospetto, inganno, delirio, nell’epoca delle
magie e dei segreti sottratti ai boschi e ai monti.
Di Laura non parla mai nessuno, lassù al castello, solo di Deline, sua
figlia, scomparsa, in una notte d’estate, il giorno del ritorno del nobile
Signore.
Dicono che la bimba avesse i capelli color della neve, ma lo speziale avesse
creato per lei un unguento per renderli scuri.
Ma la pozione colorò la chioma della bimba come il mare, che è lì vicino e
lo si vede in alto, oltre i merli del castello, nelle giornate serene.
Io, però, ho vagato tra quelle stanze antiche e ho immaginato Laura, bella e
austera, nel suo incedere lento, in questa dimora intatta di incanto e di
inquietudine.
Dignitosa come quel giorno in cui fece il primo ingresso nel castello,
sorridente, piena di sogni e di speranze.
Era Deline l’unico vero dono del suo Signore. E all’alba della sua nascita,
tutto il borgo brillò della luce raggiante del sorriso di Laura.
Tutti raccontano della tragedia e la fama della bimba scomparsa, precede la
via che conduce al maniero e si espande poi nel borgo, in tutta la valle e
nei paesi vicini.
Alla figlia di Laura, avevano dato il soprannome di “Azzurrina”, a causa dei
capelli azzurri. Su di lei racconti, congetture, paure ed invenzioni.
Quale sarà la verità ormai più non importa.
Io penso a Laura, al suo dolore e allo strazio di quella notte. E al suo
sorriso di luce, spento, perduto, nel temporale del 21 giugno 1375, nel
castello di Montebello di Bagno di Romagna.
Tutto il resto è leggenda.
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Copyright © Daniela Ori |
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Pubblicato nell'Antologia
"SOLITUDINE GIAPPONESE ed altre storie"
Edizioni Il Fiorino -
Modena 2007 |
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Pubblicato nella rivista
"Intelligo 2" (2011)
Compagnia dell'Aquila Bianca
diretta da Roberto Cinquegrana |
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