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OLTRE L'ORIZZONTE
Racconti tra sogno e realtà
D. Ori, M. Fiorini, G. Sorrentino
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Presentazione del 14 mar 2010 |
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Teatro Tenda (Modena) |
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Presentazione del 19 gen 2010 |
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Coop Estense (Modena) |
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Presentazione del 14 gen 2010 |
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Istituto "Barozzi" (Modena) |
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Presentazione del 3 dic 2009 |
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Caffé Livre (Modena) |
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Presentazione del 23 ott 2009 |
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Salotto Aggazzotti (Modena) |
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Prefazione al libro |
La presente raccolta degli autori Daniela Ori, Gabriele Sorrentino e
Manuela Fiorini, raccoglie alcuni racconti eterogenei che spaziano
da atmosfere prettamente legate al genere noir, alla rivisitazione
dalle classiche caratteristiche horror, all’ambientazione di
narrazioni che nascono e si plasmano su vicende storiche, alle
visioni oniriche fino alla fantascienza che riportano ad una
continua espansione d’una creatività proteiforme.
Il filo conduttore sotterraneo è quel muoversi sulla linea di
confine tra il mondo reale e materiale ed una propensione alle
molteplici possibilità di visioni irreali, fantastiche e misteriose,
in una costante ripresa del sovra umano.
Un autentico viaggio di scoperta nelle dimensioni dell’animo umano
che porta con sé le contraddizioni, i dissidi interiori, le
inquietudini e le sue fragilità: una percezione più sottile di ciò
che viene visto con gli occhi e sentito nel profondo dell’animo,
nelle variazioni dell’esistenza oltre la concezione comune.
Gli interrogativi sono numerosi, le domande altrettanto e le
risposte non sempre sono avvertibili in prima battuta ma occorre
scandagliare, fino in fondo, le più labili mutazioni, i più semplici
segni che contraddistinguono la conoscenza ortodossa.
Tale processo di superamento dei limiti conoscitivi viene portato
avanti e viene alimentato di continuo allo scopo di rappresentare le
antinomie del mondo, le difficili condizioni della limitante
finitudine dell’Uomo che conosce i suoi limiti ma non si capacita di
rimanere incatenato ad essi.
Tutto il mare magnum delle possibili evidenze, riscontrabile nelle
vicende narrative, viene racchiuso all’interno dei racconti che, in
varie forme, esplicano la loro forza e deflagrano con la loro
energia propulsiva in avvincenti storie che compongono tale
raccolta.
Ecco allora che nei racconti luminosi ed ammalianti di
Daniela Ori, vengono in superficie, quasi estrapolati
dall’immaterialità, la figura d’un uomo che è convinto esista una
porta segreta che conduce ad una dimensione ignota, proprio lui che
è nato lo stesso giorno in cui si sentì un urlo straziante nel
castello di San Leo, il castello di Cagliostro ed ora, in quello
stesso giorno, torna alla ricerca della porta segreta quasi
perdendosi in una dimensione irreale ed evanescente. Poi storie di
fantasmi e arcane presenze in castelli e una lettera nascosta in un
affresco, segnali onirici e segni che riportano a luoghi pervasi di
mistero.
In un altro racconto, emerge la figura di Egloge Vetilia, una donna
giunta come schiava a Roma e poi liberata da Lucio Valerio, un
decurione di Mutina, che si era innamorato di lei e aveva fatto ogni
cosa per poterla sposare: proprio per questo motivo, lei aveva
voluto erigere un’ara grandiosa che ricordasse per sempre il suo
amore per il marito ed il figlio ed ora quell’opera monumentale era
venuta alla luce come a voler rappresentare il simbolo dell’amore
eterno che risorge sempre dalla polvere del tempo. E ancora, la
figura d’una donna con una forte sensibilità, che scrive poesie per
esprimere se stessa, per liberarsi dalle costrizioni quotidiane, che
non è compresa dall’uomo che è al suo fianco ma un magico incontro
con un’altra donna “magica” cambierà ogni prospettiva.
Nei racconti di Gabriele Sorrentino, allo stesso
modo, vengono recuperate le risorse inesauribili del mistero grazie
ad una profonda capacità di costruzione narrativa ed emergono così
le leggende della Baia del Mattatoio, ricordi di epoche lontane con
le reminiscenze di spettri della Torre del Mattatoio “che si
nutrivano di anime umane”, riti satanici ed ancestrali, incubi da
lenire o ancora, in un altro racconto, uno strano negozio aperto
“dal tramonto all’alba” che vende curiosità e regali ed una
splendida donna imprigionata in una sorta di maleficio che la rende
così bella solo per un giorno all’anno, il giorno del suo compleanno
mentre per il resto dei giorni è ormai una donna molto vecchia: una
ninfa proveniente dal gineceo dove dimoravano le Naiadi capace di
far perdere la cognizione del tempo e dello spazio.
E poi ancora, nei racconti di Manuela Fiorini, la
sensibilità femminile diventa profondamente ricettiva come nella
vicenda di due ragazzi Max e Luna che diventano viaggiatori
fantastici con una irreale agenzia Dreams Tour grazie alla loro
fantasia e alla loro capacità di inventare storie fantasiose: lei
scriverà le storie e lui le illustrerà. E poi con il racconto,
decisamente interessante, de “Il Guardiano della Cattedrale” con la
protagonista Micol, una restauratrice appassionata al suo lavoro,
che durante il restauro del Duomo di Modena, scopre l’esistenza di
un “angelo” che sembra emanare una forza propria, un’energia
misteriosa seppure con una espressione di estrema sofferenza
L’Angelo come simbolico guardiano dal volto straziato che sembra
chiedere aiuto e chiamarla come già era successo ad un frate che
aveva sentito la stessa voce dell’angelo prima di lei. Proprio come
le antiche leggende che affermavano che ad ogni cattedrale veniva
assegnato un custode quasi a riportare in vita la magia dell’antico
Egitto che consisteva nell’incanalare le energie della natura ad
esseri soprannaturali e ancora centauri e messaggeri degli dei,
riferimenti mitologici, incubi notturni, alchimie letterarie e
rivisitazioni di ancestrali leggende.
Nei racconti di questa seducente raccolta si possono ritrovare le
numerose fascinazioni ed alchimie che accompagnano l’essere umano da
sempre: nulla è così vicino alla verità come quando viene nascosto
nel suo significato più recondito, nulla è così chiaro come quando
abbandoniamo le gabbie mentali e lasciamo che il nostro istinto ci
guidi nei meandri dell’avventura umana.
Il distacco dalla realtà e la conseguente prospettiva dell’infinito
che fa percepire la solitudine, conducono all’abbandono della
propria esistenza per elevarla ad un’avventura ultraterrena.
Nel tuffo indistinto che accompagna in una dimensione irreale forse
possiamo ritrovare più concretezza di quanto pensiamo: un abisso
artificioso, un’entità indistinta, una porta segreta per un mondo
parallelo, un ritorno di figure mitologiche, il continuo esplicarsi
di eventi che hanno parvenza magica, l’inevitabile dissolversi di
pseudo certezze della nostra mente, le visioni che diventano
incantesimi da “vivere” e la dilatazione di ancestrali paure mai
sopite, mai dimenticate. |
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